La Fiat: Avanti solo con chi ha firmato

Marchionne ha raggiunto il suo ufficio di mattino presto. Irritato e di umore nero, dice chi lo ha incontrato. Perché quello che nelle prime ore dello scutinio a Pomigliano martedì sera sembrava un plebiscito per il sì al piano Fiat, alle quattro del mattino – vuotata l’ultima delle dieci urne – si era sgonfiato a un 62,2 per cento di consensi che l’ad del Lingotto non si aspettava: se nello stabilimento campano 2888 operai si sono detti disposti a sposare le condizioni del Lingotto, 1673 hanno rispedito al mittente l’intesa siglata tra azienda e sindacati, Fiom esclusa. Alle 13,30 il Lingotto ha rotto il silenzio con un comunicato di poche righe che apre più scenari per il futuro di Pomigliano: «La Fiat ha preso atto dell’impossibilità di trovare condivisione da parte di chi sta ostacolando, con argomentazioni dal nostro punto di vista pretestuose, il piano per il rilancio di Pomigliano». Il dialogo d’ora in poi – assicurano a Torino – sarà solo con i sindacati favorevoli all’accordo, «al fine di attuare insieme le condizioni necessarie per la realizzazione di progetti futuri». Progetti futuri, non Nuova Panda, che nella nota dell’azienda non è mai citata. Il Lingotto teme che quel 36% di no possa rendere ingestibile lo stabilimento. Si riaffacciano dunque i piani di riserva di Marchionne. L’opzione b è lasciare la produzione all’estero, nello stabilimento polacco di Tychy, oppure in Serbia o in Turchia. Ma quello che sembra più percorribile è il piano c: la creazione di una nuova società, una newco, che riassuma con un nuovo contratto i lavoratori disponibili ad accettare le condizioni dell’azienda. Tutte opzioni alle quali il ministro del Lavoro Sacconi ieri non voleva neppure pensare: «Il sì c’è stato, l’azienda deve rispettare l’accordo». La Fiom intanto va avanti per la sua strada: «Facciano pure – è stato il commento del leader Maurizio Landini al comunicato del Lingotto che li tagliava fuori dai programmi a venire – noi continuiamo a pensare che sia necessario il consenso di tutti. Siamo disposti a riaprire il negoziato, togliendo le limitazioni dei diritti». Un muro contro muro che ha spazientito la presidente di Confindustria: «C’è un sindacato che non comprende le sfide che abbiamo davanti». La Marcegaglia ha ribadito il pieno appoggio a Marchionne, che ieri è volato a Detroit per occuparsi della Chrysler. -leggo.it-