I pm: la cricca resti in cella , out altre 2 ditte Anemone

Rinnovare le misure cautelari per Angelo Balducci, Fabio De Santis, Francesco Maria De Vito Piscicelli e Guido Cerruti, quattro dei sette indagati nell’inchiesta sulla "cricca" degli appalti. I magistrati romani, a cui la corte di Cassazione ha affidato i faldoni sui lavori alla scuola marescialli dei carabinieri di Firenze, hanno formulato la richiesta al Gip che adesso dovrà rispondere entro il 30 giugno. Per tutti è ipotizzato il reato di corruzione: le richieste dei magistrati di piazzale Clodio non hanno interessato non solo De Santis (che è tutt’ora in carcere), Piscicelli (ai domiciliari) e Cerruti (sottoposto a obbligo di dimora), i tre indagati dal cui ricorso in Cassazione è scaturita la competenza romana sulla vicenda, ma anche Balducci, l’ex presidente del Consiglio superiore dei lavori pubblici che aveva evitato il ricorso alla Suprema Corte. Nei prossimi giorni i magistrati di Roma incontreranno con i colleghi di Perugia (a loro volta titolari dell’inchiesta sugli appalti del G8) per uno scambio reciproco di informazioni. Nel frattempo Massimo Ricciarelli, il Gup del capoluogo umbro, ha disposto il divieto di contrattare per otto mesi con la pubblica amministrazione per le altre due società riconducibili all’imprenditore Diego Anemone, il Salaria Sport Village e la Società sportiva Romana. Sempre nei prossimi giorni verranno fissati il luogo e la data in cui verrà interrogato il cardinale Crescenzio Sepe, arcivescovo di Napoli, indagato per corruzione per una serie di operazioni immobiliari sospette quando era a capo di Propaganda Fide . L’incontro tra i magistrati di Perugia e l’alto prelato potrebbe avvenire a metà strada tra il capoluogo umbro e quello campano, forse in un monastero di Subiaco, in provincia di Roma. E intanto il presidente dell’Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici, Luigi Giampaolino, ha lanciato l’allarme nella sua relazione annuale al Parlamento. «Il mancato rispetto delle regole e la presenza radicata e diffusa della corruzione – ha rilevato – è causa di una profonda e sleale alterazione delle condizioni concorrenziali che può contribuire ad annientare le imprese oneste, costringendole ad uscire dal mercato». -epolis-