Gli operai dicono sì a Marchionne

Un netto sì da più del 75 per cento degli operai. Al termine di una lunghissima maratona elettorale in fabbrica – urne aperte dalle 8 del mattino alle 9 di sera – da Pomigliano è uscito un plebiscito per Marchionne, per i 700 milioni di investimento e per la Nuova Panda. Hanno scelto la Fiat sette lavoratori su dieci, per lo più turandosi il naso: «O mangi questa minestra o ti butti dalla finestra», ripetevano i dipendenti con le tute bianche dell’Alfa all’uscita dei turni di lavoro. Come era prevedibile, la posizione della Fiom, contraria al piano del Lingotto (definito «un ricatto») e anche al referendum tra gli operai (ritenuto «illegittimo»), non ha trovato appoggio al di fuori dei suoi iscritti. Ma il sindacato ribelle ha già annunciato che in tutti i casi non firmerà l’accordo, e anzi minaccia azioni legali. Quanto fosse sentito il referendum lo dicono i numeri: hanno risposto al quesito («sei favorevole all’ipotesi di accordo sul progetto Panda a Pomigliano?») 4642 operai su 4881 aventi diritto, ovvero il 95% dei dipendenti. Nello stabilimento campano è stata una giornata di grande tensione. Alcuni sindacalisti Fiom hanno denunciato un clima di intimidazioni, con capiturno che addirittura chiedevano di fotografare il voto. Ma il segnale che da Pomigliano arriva a Marchionne è chiaro: sì al lavoro, anche alle condizioni del Lingotto. Che ora però dovrà decidere se portare il piano in porto. Marchionne si è già sbilanciato: «Con il sì al referendum l’accordo è praticabile e partirà nella seconda metà del 2011». Il primo passo sarà l’allestimento delle nuove linee di produzione, pronte tra una decina di mesi. Ma se le resistenze continueranno, è sempre in piedi l’opzione di lasciare la Panda in Polonia. E si profila un piano c: la costituzione di una nuova società – controllata da Torino – che riassuma con un nuovo contratto i lavoratori disposti ad accettare le condizioni dell’azienda. -leggo.it-