Pomigliano va verso il sì, ma Fiat pensa al piano C

«Sei favorevole all’ipotesi d’accordo del 15 giugno 2010 sul progetto “Futura Panda” a Pomigliano? ». Tutto pronto a Pomigliano d’Arco per il referendum di oggi sull’intesa siglata da Fiat con Fim, Uilm, Fismic e Ugl senza Fiom. La consultazione si svolgerà dalle ore 8 alle 21, lo spoglio inizierà subito dopo e in serata si sapràil risultato, anche se il “sì” sembra scontato. Oggi a Pomigliano non ci sarà cassa integrazione: l’azienda ha richiamato al lavoro i 5.200 dipendenti per agevolare la partecipazione al voto. Le urne saranno nove, collocate tutte nella sala dove vengono consegnate le buste paga. I turni saranno tre: dalle 8 alle 10 voteranno i lavoratori delle lastrature, della verniciatura e dello stampaggio ex Magneti Marelli; dalle 10 alle 12 gli addetti della 159, gli operai del turno centrale e gli impiegati; dalle12alle 14 i dipendenti della 147 (per il secondo turno le fasce orarie saranno rispettivamente 15-17, 17-19 e 19-21). I 310 lavoratori del polo logistico di Nola voteranno dalle 12 alle 14 e dalle 14 alle 16 (per il secondo turno). L’amministratore delegato del Gruppo Fiat, Sergio Marchionne, è stato chiaro: «Il risultato del referendum deve essere netto e schiacciante». Nessuna esitazione, dunque. Altrimenti si passa direttamente alla soluzione polacca. O ad altro. Da giorni infatti si fanno largo nuovi scenari per lo stabilimento “Giambattista Vico”. Nuove soluzioni in grado di salvare capra e cavoli. E che avrebbe il “pregio” di aggirare l’ostacolo Fiom, restio ad aderire alla nuova organizzazione del lavoro, ai nuovi turni, alle regole restrittive su scioperi e malattie. Un “sì” metterebbe certamente all’angolo la costola della Cgil guidata da Maurizio Landini, ma non ci sarebbe comunque la garanzia di evitare rogne sindacali in futuro. Le “normali”relazioni sindacali finirebbero infatti per creare nuove conflittualità che Marchionne si risparmierebbe volentieri. Quindi meglio far accettare individualmente, magari in una nuova società, le clausole in deroga al contratto. Da indiscrezioni giornalistiche pare infatti che le linee generali del progetto Marchionne siano già state buttate giù dai tecnici del Lingotto: costituire una nuova società, una newco sul modello della nuova Alitalia, sempre controllata da Torino, alla quale la Fiat conferisce le attività produttive di Pomigliano dove sarà fatta la Panda. La newco, a quel punto, riassumerebbe, uno per uno,gli oltre cinquemila lavoratori con il nuovo contratto basato sull’ultimo accordo separato, con i turni di notte, di sabato e di domenica. E anche con pause più brevi, più straordinari e assenteismo ricondotto ai livelli fisiologici. Evitando anche l’iscrizione della newco a Confindustria locale, per non avere ulteriori paletti. Ma soprattutto con la certezza del rispetto delle nuove regole aziendali perché il sindacato sarebbe fuori dai piedi. Se i desiderata di Marchionne dovesse andare in porto, per Enzo Masini, coordinatore nazionaleauto di Fiom Cgil, «sarebbe la dimostrazione che la stessa Fiat è consapevole delle gravi forzature messe in atto dall’accordo separato». Il piano “C” dunque potrebbe essere l’asso nella manica di Marchionne. Del resto l’ad di Fiat con cittadinanza italiana, canadese e svizzera aveva ventilato e poi ritirato l’ipotesi già nell’incontro del 15giugno, quello delfamigerato accordo. Si tratta solo dicapire se le legislazioni italiana ed europea lo permettono. L’attuale governo appoggerebbe senza esitazioni la soluzione Marchionne pur di salvare i posti di lavoro. Permettendo al Lingotto di guardare avanti: chiudere Termini Imerese e ripotenziare la fabbrica polacca. -dnews-