Lippi cala l’Italia da Far West

Ama il mare, che ci siano onde o sia calma piatta. Ma, soprattutto, sa come affrontare le acque agitate. Lippi, il “capitano” dello yacht Italia, non va in “barca” il giorno dopo il deludentissimo 1-1 contro la Nuova Zelanda, né abbandona l’equipaggio. Non lo farebbe mai, li ha scelti uno per uno, scartandone almeno tre – Balotelli, Cassano e Totti – richiesti a furor di popolo. Ieri mattina lo ha ricordato alla squadra, tenuta a rapporto per 18 minuti prima dell’allenamento. «È stato un colloquio giusto per prenderci le nostre responsabilità – dice il ct in conferenza – ho spiegato che alcuni di loro sono qui grazie a certe giocate, le devono tentare anche in Sudafrica ». Il doppio pareggio, quindi, non deriva dalla poca qualità nella rosa bensì dalla mancanza di personalità che non fa tentare le giocate importanti. Ma che porta confusione nel gioco («Buttavamo la palla in mezzo contro i bestioni neozelandesi, anziché giocare palla a terra») e non nelle scelte. «Ho sempre fatto tanti cambi nella mia carriera – puntualizza Lippi – quando va bene tiro fuori la soluzione dal cilindro, quando va male allora ho fatto confusione. E se non faccio nulla, ho assistito inerme alla disfatta». Lippi torna in rada, si traveste da bandito ed avverte: «Comunque i cavalli si contano al palo, come diceva Jesse James ». Cita il pistolero americano nato nel 1847 che aveva una mira incredibile, non come quella dei suoi attaccanti. Ma non vede un passo indietro atletico: «La squadra ha corso». Ammette le difficoltà in fase di realizzazione («Sono sotto gli occhi di tutti»), si appella alla sfortuna («Gli altri hanno fatto solo due tiri in 180’») e vede una classifica deficitaria («Abbiamo preso meno di quanto pensassimo e meritassimo »). Giovedì con la Slovacchia l’Italia si gioca tutto, l’uscita prematura come il primo posto. E basterebbe un pari, se il Paraguay supera la Nuova Zelanda, oppure una monetina “amica” in caso di sorteggio coi kiwi. «I percorsi possono essere molto semplici o più difficoltosi di quanto si pensi. Le prospettive possono migliorare strada facendo, l’importante è avere fiducia nelle cose che si fanno e nelle persone con cui si lavora». Quella di Lippi è incondizionata. Anche se la velocità di crociera è ancora bassa. «Non c’è crisi nella squadra. Nessuno è felice, c’è ancora voglia di fare cose importanti. Il bicchiere non è tutto vuoto». Soprattutto non lo si deve far rovesciare. «Ho detto alla squadra che non bisogna cadere nelle trappole che arrivano dall’esterno (il caso Pepe, ndr), quello che conta è ciò che ci diciamo noi in campo, neanche nello spogliatoio dove anche le mura hanno orecchie». In ogni caso, calma e gesso. «Capello ha detto che i suoi giocatori sono terrorizzati dai Mondiali? – dice Lippi -Non vorrei che questo succedesse anche a noi. Non ce n’è motivo, tutto può ancora succedere e comunque anche arrivare secondi nel girone non è un dramma, i percorsi di abbinamento alle avversarie non devono per forza essere facilitati. Il nostro mondiale comincia ora e poi non dovrete dispiacervi quando decolleremo ». Da pistolero a pilota. -Epolis-