Bossi non molla sul federalismo: c’è un solo ministro e sono io

Il federalismo sono io. O meglio: «C’è un solo ministro per il federalismo e sono io». E con la nomina di Aldo Brancher, spiega Umberto Bossi, nulla è cambiato perché a lui «si è pensato di dare il decentramento, certo importante ma è un’altra cosa. La coppia è sempre quella, io e Calderoli». A Pontida diluvia e fa freddo ma gli organizzatori contano 50mila presenze. È il 20esimo raduno dei leghisti, mai così forti. Fiato alle trombe. Il Senatùr minimizza – come prima di lui il ministro Calderoli, che pure la definisce «non improvvisata», e il governatore piemontese Cota – la nomina del neoministro Brancher. Rivendica di «aver portato a casa» la riforma federale. Rilancia le battaglie lunbard: dialetto nelle scuole, gabbie salariali, difesa del crocifisso, quote latte («non abbandoneremo gli allevatori») e la legge sull’immigrazione che porta il suo nome. E ripesca un’idea delle origini del Carroccio. Proponendo che alcuni ministeri siano trasferiti, «posti di lavoro» inclusi, in altre città, degne di essere «capitali»: Milano, Venezia, Torino. Di lotta e di governo. Il viceministro alle infrastrutture Roberto Castelli avverte: «Se non verrà il federalismo ci potrà essere solo la secessione non perché la chiederà la Lega ma perchè la vuole il Nord». Un gruppo di militanti chiama a gran voce la Padania libera. «Sappiamo che ci sono molti milioni di uomini che potrebbero battersi» fucile in mano, sostiene Bossi. Arringa la folla sul «pratone sacro» di Pontida: «La lotta non finirà finché la Padania non sarà libera ». Ma l’Umberto di oggi è saggio e dunque niente paura: tra «il fucile e la via pacifica, la seconda è migliore. So benissimo cosa vuole il Nord ma abbiamo scelto la tranquillità». Quanto a Berlusconi, intesa di ferro: «Non è che può cacciarci. Nessuno ci può cacciare perchè altrimenti dove li trovano i voti? State tranquilli, non ci caccia nessuno, anzi tutti ci vogliono». Anche Roberto Maroni è come sempre sul palco. Il ministro dell’Interno sottolinea come il federalismo, «la battaglia delle battaglie», sia nato proprio a Pontida nel lontano 1990 e la guerra sarà «certamente vinta perchè abbiamo il leader di partito migliore del mondo». -epolis-