Sepe promette collaborazione ai pm e il Vaticano conferma stima e fiducia

Chiarirà tutto davanti ai magistrati il cardinale Crescenzio Sepe, indagato per corruzione dalla Procura di Perugia nell’inchiesta sulla “cricca” degli appalti. Ma in attesa della convocazione dei pm, oggi o al più tardi domani l’arcivescovo di Napoli parlerà pubblicamente della vicenda giudiziaria che lo riguarda. Sceglie insomma una linea collaborativa l’ex presidente di Propaganda Fide, che non dovrebbe porre problemi procedurali legati al possesso del passaporto diplomatico. Secondo i magistrati l’alto prelato avrebbe ricevuto un finanziamento pubblico di 2,5 milioni per una ristrutturazione mai effettuata; e nel 2005 – sempre quando era a capo della potente Congregazione per l’evangelizzazione dei popoli – avrebbe dato vita a una serie di operazioni immobiliari sospette che vedono coinvolti, tra gli altri, l’imprenditore Diego Anemone e il capo della Protezione civile Guido Bertolaso. Una vicenda che ha finito per travolgere anche l’ex ministro delle Infrastrutture Pietro Lunardi, accusato di corruzione per l’acquisto di un appartamento nel centro di Roma di proprietà di Propaganda Fide. Nel frattempo la Santa Sede ribadisce al cardinale «stima e solidarietà». Il portavoce vaticano, padre Federico Lombardi, auspica che la vicenda venga chiarita «pienamente e rapidamente, così da eliminare ombre sia sulla sua persona, sia su istituzioni ecclesiali». Ma poi aggiunge un particolare che potrebbe condizionare l’inchiesta dei giudici di Perugia: «Naturalmente bisognerà tenere conto degli aspetti procedurali e dei profili giurisdizionali impliciti nei corretti rapporti tra Santa Sede e Italia, che siano eventualmente connessi a questa vicenda». In sostanza lo Stato vaticano – che gode di sovranità propria – potrebbe cautelarsi e ricorrere ad alcune delle norme previste nel Concordato; e in particolare all’articolo 11 del Trattato Laterano che tutela «gli enti centrali della Chiesa cattolica» da «ogni ingerenza da parte dello Stato italiano». Intanto anche la Conferenza episcopale ribadisce «stima e vicinanza» al cardinale Sepe e si augura che la magistratura faccia luce sulla vicenda al più presto. Dal canto suo il cardinale Sepe si dice tranquillo e assicura: «Domani dirò tutto, bisogna avere fede e la verità viene fuori». Nella messa domenicale celebrata nella chiesa di Sant’Onofrio dei Vecchi a Napoli incassa il sostegno dei fedeli e fa esplicito riferimento alla vicenda giudiziaria: «Quanti martiri ci sono, anche oggi, che in nome della verità e in nome di Cristo rimangono fedeli al suo Vangelo, che vengono torturati, umiliati e disprezzati. Ma noi che possediamo il Signore, noi che siamo coerenti con la nostra fede non dobbiamo aver paura perché dopo quel calvario ci sarà la luce della resurrezione». Ricordate il grido del grande papa Giovanni Paolo II? Non abbiate paura». Concetti ribaditi in serata nella basilica di San Lorenzo Maggiore: «La croce è sempre la croce, ma la gente mi è vicina». -epolis-