G8 e appalti, Sepe: Voglio collaborare

G8 e appalti. Il cardinale Sepe: «La gente mi è vicina». Monito del Papa: «Il sacerdozio non serva al potere personale». Il cardinale Sepe, indagato per corruzione nell’ambito dell’inchiesta sui grandi appalti, collaborerà con i magistrati. Lo ha detto lo stesso porporato, lo ha ripetuto la Santa Sede. «Lunedì dico tutto», ha affermato l’arcivescovo di Napoli entrando in Chiesa per officiare la messa domenicale: «vedete? La gente mi è vicina». Ma i magistrati perugini non avranno la strada spianata, poiché il Vaticano ha evidenziato che la collaborazione di Sepe con le indagini dovrà avvenire in un quadro di «corretti rapporti procedurali e giurisdizionali» tra Italia e Santa Sede. Insomma, le indagini potrebbero, ove si avvicinassero troppo alla Congregazione Propaganda Fide, incontrare un limite nelle norme del Concordato, che proteggono “gli enti centrali della Chiesa cattolica” dall’ingerenza da parte dello Stato italiano. Dalla Santa Sede è comunque arrivata l’attestazione di «stima e solidarietà» per l’arcivescovo di Napoli e l’auspicio che la situazione venga chiarita «pienamente e rapidamente, così da eliminare ombre, sia sulla sua persona, sia su istituzioni ecclesiali». Papa Ratzinger ha criticato, durante la messa di Roma, quegli ecclesiastici che «usano il sacerdozio come mezzo per acquisire potere e prestigio personale». L’avviso di garanzia, oltre che al porporato, è arrivato anche all’ex ministro delle Infrastrutture Lunardi che ha mostrato stupore. Con il costruttore Anemone, secondo l’ex titolare del dicastero di Porta Pia, vi sarebbe stato solo una «conoscenza» e qualche «scambio di cortesie». Il suo difensore ha già detto che competente a decidere sarà comunque il Tribunale dei ministri. -leggo.it-