Il Federalismo sono io

Sotto la pioggia scrosciante. Al freddo. Per ore. Inossidabile. Urlando tutto l’affetto per i suoi leader, da Umberto Bossi a Luca Zaia, presidente del Veneto, da Roberto Calderoli, ministro delle Riforme, a Roberto Cota, presidente del Piemonte. Così il popolo leghista, circa 50mila persone, riunito ieri a Pontida. E nessuno è rimasto deluso. Il leader massimo, Umberto Bossi, ha subito provocato Silvio Berlusconi e rivendicato il suo ruolo. «C’è un solo ministro per il federalismo e sono io», ha cominciato il suo comizio, precisando che non è vero che gli siano state tolte le deleghe con la nomina di Aldo Brancher a ministro per l’attuazione del federalismo. Quindi ha proposto di spostare alcuni ministeri e migliaia di posti di lavoro da Roma ad alcune città del nord. Intanto, Silvio Berlusconi intervenuto telefonicamente al debutto della fondazione Liberamente di Franco Frattini, lanciava alla maggioranza, e quindi anche ai leghisti in festa, l’invito «a non farsi del male da soli» e assicurava che «siamo il Paese più ricco d’Europa, un pelino sopra la Germania». Incuranti delle parole del premier, a Pontida i leader del movimento continuavano i loro comizi «senza compromessi». Uno dopo l’altro sono saliti tutti sul palco. Se il ministro Roberto Calderoli ha ribadito che il Va’ pensiero è l’inno della Padania, Roberto Castelli, sottosegretario alle Infrastrutture, è tornato a parlare di secessione come alternativa al mancato federalismo. Il discorso più applaudito quello di Luca Zaia, che ne ha avute per tutti. Dalla Tv agli extracomunitari. «Siamo stanchi di sentire in tv parlare in napoletano e romano – ha tuonato – Non capiamo per quale motivo sarebbe un’offesa parlare in veneto e in bergamasco in televisione». Quindi sugli stranieri: «Siamo stufi di sentir dire che c’è bisogno degli extracomunitari. Noi vogliamo pensare prima ai nostri, gli altri si arrangino». -leggo.it-