Raffica di emendamenti alla manovra, Draghi: meno ostacoli per imprese

L’esecutivo fa partire la riforma per la libertà d’impresa mentre Bankitalia lancia un nuovo monito contro le «troppe » o «cattive» «regole e un carico fiscale elevato nel confronto internazionale». Che sono «un ostacolo per le imprese e quindi per la crescita», osserva il governatore Draghi nella lectio magistralis per il master honoris causa conferitogli dalla fondazione Cuoa ad Altavilla Vicentina. Draghi rileva come «la diffusione dell’economia sommersa aggrava il fardello della fiscalità per i contribuenti onesti. Nel Nord Est il peso dell’economia sommersa in rapporto al Pil, pur più contenuto rispetto alla media nazionale, è superiore a quelli di Francia, Germania e Regno Unito». Ma c’è anche zucchero per il Nord est che, dice Draghi «è giustamente orgoglioso dei propri successi, ha le capacità per reagire alle sfide dell’economia mondiale» e guardare «alle regioni più avanzate d’Europa e del mondo». E dunque per «uscire dall’impasse» della crisi. L’esame dei due disegni di legge, di cui uno costituzionale, sulla libertà d’impresa è stato avviato dal Consiglio dei ministri ieri. «Il primo semplifica drasticamente l’avvio di attività » economiche, si legge nel comunicato di palazzo Chigi, mentre il secondo rivede «in senso liberista gli articoli 41 e 118, comma quarto» della Carta per ottenere «la massima rimozione, ove possibile, di ostacoli fra il libero imprenditore e la realizzazione dell’intrapresa». «Un lavoro molto serio ed è iniziato un percorso», assicura il ministro Tremonti. Idea che il segretario del Pd Pierlugi Bersani stronca: «Non serve sco- modare la Costituzione. È tutta propaganda». «Bersani parla, parla, parla. Ma Berlusconi ha introdotto la flessibilità del lavoro e ora una nuova libertà per tutte le imprese. Fatti contro chiacchiere», risponde il portavoce del premier Bonaiuti. Ma incombe la manovra. Gli emendamenti presentati in commissione Bilancio del Senato sono 2.550. Quasi la metà della maggioranza: 1.116 del Pdl, 89 della Lega, 823 dal Pd, 293 dell’Udc, 149 dell’Idv e 80 del misto. Un assalto alla diligenza come Dio comanda. Ma il capogruppo del Pdl a Palazzo Madama Gasparri annuncia la nascita di un comitato di valutazione per individuare un pacchetto di proposte «qualificanti ». Un filtro del Pdl, insomma. Mentre il presidente Renato Schifani fa sapere che la Finanziaria «è ampiamente migliorabile attraverso il confronto aperto», che lui garantirà. Ma «a saldi invariati», il che di fatto riduce l’apertura. La commissione si riunisce martedì. Il decreto arriva in aula il primo luglio. Il Pdl pensa a una manovra da limare al Senato, ma blindata alla Camera per disinnescare i finiani. Che hanno presentato una novantina di emendamenti, diversi di spesa: per sicurezza, ricerca, famiglie e imprese. Ci sono poi 300 milioni in più per Roma Capitale e il cavallo di battaglia del senatore Baldassarri: la cedolare del 20% sugli affitti. Il Pd, che oggi a Roma manifesta contro la Finanziaria, punta su assegni ai figli, taglio dell’Irap, tassa più alta per chi ha usato lo scudo fiscale. Ancora: aumento dell’aliquota sulle «rendite» finanziarie (Bot esclusi) dal 12,5% al 20%, e abbassamento dal 27 al 23% di quella sui conti correnti. Paghino i «furbetti», non dipendenti e statali, sintetizza Bersani. -epolis-