Marchionne ai sindacati: smettiamola di prenderci per i fondelli

«Cerchiamo di smetterla di prenderci per i fondelli». Sergio Marchionne, amministratore delegato del Gruppo Fiat, attacca i sindacati rinunciando agli eufemismi. Lo sciopero di lunedì scorso nello stabilimento di Termini Imerese non gli è andato giù. «È stato proclamato solo perchè giocava la Nazionale italiana». Il numero uno del Lingotto approfitta della lectio magistralis del governatore di Bankitalia Mario Draghi per lanciare un aut aut alle rappresentanze sindacali. «O facciamo il nostro lavoro seriamente – afferma – o la Fiat non è interessata». Sulla spaccatura tra Fiom-Cgil e le altre sigle a Pomigliano d’Arco, la posizione di Marchionne è netta: «Noi abbiamo bisogno, come negli Stati Uniti, di un solo interlocutore con cui parlare e non di dodici. Anche il fatto – dichiara – che i nostri operai si siano divisi in gruppetti dà fastidio». Per l’ad di Fiat, «non si può andare avanti così: per portare una macchina in Italia bisogna parlare con dieci persone, è una cosa incredibile». Dal suo punto di vista, l’accordo su Pomigliano – respinto dalla Fiom -doveva «essere estremamente semplice » perchè in ballo c’è la sopravvivenza dell’industria italiana. «Se invece la vogliamo ammazzare, allora ditemelo e lo facciamo», provoca Marchionne, certo che se si continua così «l’Italia non avrà un futuro a livello di manifacturing e l’industria non esisterà più». Su Pomigliano d’Arco, ‘azienda e il sindacato di casa Cgil restano distanti anni luce. Nessun passo indietro o in avanti è stato fatto. «Come industriale – prosegue l’ad di Fiat – non mi riconosco nelle parole della Fiom. È un discorso teorico su un affronto alla Costituzione italiana. Stiamo scherzando?». -epolis-