Israele allenta l’embargo, beni e materiali a Gaza

Giocattoli, stoviglie, materassi e biancheria. Sono alcuni dei “beni e materiali” per “uso e progetti civili” che dopo tre anni di embargo potranno entrare a Gaza. Il gabinetto di sicurezza israeliano, al termine della riunione di ieri mattina a Gerusalemme, ha deciso di alleggerire il blocco sulla Striscia, conservando – secondo il quotidiano Haaretz – quello navale, escluso dal provvedimento. La notizia è stata ufficializzata dal primo ministro Benjamin Netanyahu, attraverso un comunicato. «Israele – si legge – liberalizzerà il sistema con cui i beni civili entreranno a Gaza, ampliando il flusso di materiali per progetti civili che sono sotto la supervisione internazionale». Ovvero: la costruzione di scuole ed edifici per i rifugiati palestinesi, promessi dall’Onu e congelati da mesi a causa dell’embargo. Tubature, cemento e ghiaia d’ora in avanti saranno ammessi a Gaza, ma solo nei cantieri delle Nazioni Unite. Chiunque vorrà importarli privatamente, non potrà farlo. I materiali da costruzione restano, infatti, nella black list di Israele. Quell’elenco di 120 materiali e prodotti banditi, perché utilizzabili a “fini militari”. Secondo le autorità israeliane, le tubature possono servire a fabbricare razzi, mentre cemento e ghiaia possono essere utilizzati da Hamas per costruire “bunker”. E non è un caso che Netanyahu abbia confermato l’intenzione di «mantenere le procedure di sicurezza esistenti per prevenire l’ingresso di armi e di materiale di guerra ». Giocattoli e materassi, come la maionese Usa contestata al precedente provvedimento, non sembrano bastare ad Hamas. «Si tratta per la maggior parte di beni secondari», ha protestato uno dei suoi portavoce, Ismail Radwane, pronto a respingere «la decisione sionista, che costituisce un tentativo di aggirare la richiesta internazionale della fine completa del blocco imposto a Gaza». La comunità internazionale, che dal giorno della strage dei pacifisti ha fatto pressing su Israele, ha accolto positivamente la decisione del gabinetto di sicurezza. Il segretario generale dell’Onu, Ban ki-moon, considera la notizia «incoraggiante», sempre che si tratti di «un passo reale per soddisfare i bisogni di Gaza ». Mentre il capo della diplomazia europea , Chaterine Ashton, spera che «questa misura sia messa in pratica molto rapidamente». Da parte sua, Israele chiede alla comunità internazionale «di lavorare per l’immediato rilascio di Gilad Shalit», il soldato israeliano nelle mani di Hamas dal giugno 2006. -epolis-