Intercettazioni, Bossi media con Fini

Chiama in causa il Quirinale anzitempo. Ma Umberto Bossi pensa soprattutto al governo che non vuole si strangoli col «bavaglio». Che però, stando al ministro Matteoli, può essere approvato «prima delle vacanze ». Il leader leghista vede a Montecitorio l’ex nemico Gianfranco Fini per una ventina di minuti. Gli ribadisce la disponibilità a modificare il ddl intercettazioni. Coi suoi, l’ex leader di An si dirà «soddisfatto». E li inviterà ad «abbassare i toni ». Mentre Berlusconi basta guardarlo in faccia, a Bruxelles. In privato ripete: «Il ddl non è più il mio». Congedatosi da Fini il ministro per le Riforme la mette così: «Se tra Berlusconi e il presidente della Repubblica si trova una soluzione si può andare avanti». E «bisogna dare un’accelerazione» perché se Napolitano «non firma siamo fregati. Su alcuni punti si può lavorare, una soluzione ancora non c’è ma sono fiducioso». Ritorno al voto? «Spero e credo di no», commenta Bossi. L’abboccamento in mattinata quando Bossi si avvicina in aula allo scranno presidenziale, e Fini lo ringrazia per l’apertura del giorno prima. Poi il rendez vous, chiesto dal Senatùr. Detto, fatto. Il ddl intercettazioni inizia il suo iter alla Camera in commissione Giustizia. Dove il capogruppo del Pdl Enrico Costa non vorrebbe audizioni, considerate «un atto dilatorio» perché «tra Camera e Senato sono state sentite oltre 60 persone fisiche». Mentre il leghista Luca Paolini dice sì perché «non sono una perdita di tempo ». La presidente della commissione nonché relatrice del testo Giulia Bongiorno non regala sorprese. Il provvedimento è «indubbiamente migliorato» a palazzo Madama, osserva. Ma non abbastanza, ritiene. Elenca i punti da modificare: proroga della durata dell’ascolto di 3 giorni in 3 giorni, reati spia, multe agli editori. -epolis-