Appalti, i capi restano in carcere, Anemone appalti vietati

Restano in carcere Fabio De Santis e Angelo Balducci, due degli imputati nel processo per il filone fiorentino dell’inchiesta sugli appalti per i grandi eventi. Per i giudici del Riesame, che hanno respinto le richieste delle difese, gli arresti domiciliari non possono essere concessi perché a Roma, dove risiedono, «gravitano i centri di interesse degli indagati»; e in secondo luogo perché di un sistema che i giudici definiscono un «vero e proprio stile di vita antigiuridico» si avvantaggiano «a vario titolo anche i familiari, in particolare le mogli». Nell’ordinanza il Tribunale del Riesame scrive che «l’inquietante contesto emergente dagli oltre due anni di intercettazioni non può essere ritenuto minimamente scalfito», con gli indagati che mantengono un «atteggiamento di totale chiusura nei confronti delle ipotesi accusatorie » e una «evidente carenza di percezione della antigiuridicità del proprio comportamento ». Il collegio della prima sezione del tribunale di Firenze ha invece deciso di rinviare la decisione sulla competenza del processo per l’appalto della scuola dei marescialli, uno dei filoni dell’inchiesta sui grandi eventi. Il processo è stato aggiornato al 6 luglio e i giudici decideranno solo dopo aver acquisito le motivazioni con cui, il 10 giugno scorso, la Cassazione si è pronunciata sul trasferimento della competenza territoriale da Firenze a Roma. A Perugia, intanto, il gip Massimo Ricciarelli ha respinto la richiesta di commissariamento delle imprese che fanno capo all’imprenditore Diego Anemone. Quattro aziende su sei non potranno però lavorare con la Pubblica Amministrazione per otto mesi. Il divieto non riguarderebbe le due aziende sportive che fanno riferimento ad Anemone, anche se in serata i legali dell’imprenditore hanno spiegato che al momento non risulta depositato alcun atto. Ma il nome di Guido Bertolaso ora spunta anche in un’agenda di Renato Curi, il proprietario dell’abitazione di via Giulia che per un periodo è stata abitata dal capo della Protezione Civile. Martedì scorso il sottosegretario ha spiegato ai pm di Perugia che fu il cardinale Crescenzio Sepe a metterlo in contatto con Francesco Silvano, collaboratore di Propaganda Fide, che gli mise a disposizione l’appartamento nel centro di Roma. Curi ha però confermato che a pagare l’affitto fu l’architetto Angelo Zampolini per conto di Diego Anemone. Dal Vaticano, intanto, fanno sapere che «la responsabilità degli eventuali illeciti è personale e deve essere accertata dalle autorità competenti». Ma allo stesso tempo sarebbe «inaccettabile il tentativo di gettare ombre e fango su uno degli organismi più importanti della Santa Sede». -epolis-