Franzoni in aula a 8 anni da Cogne, ho tre figli e scoppia in lacrime

A più di otto anni dal delitto di Cogne, e a tre anni dalla sentenza che la condanna, Annamaria Franzoni si siede nuovamente nel banco degli imputati. Questa volta, però, non è accusata di omicidio, ma di calunnie nei confronti del suo vicino di casa Ulisse Guichardaz che ieri l’ha trascinata in tribunale a Torino nel processo già ribattezzato “Cogne bis”. La mamma di Samuele, condannata in via definitiva a 16 anni, poi ridotti a 13 per l’indulto, per l’omicidio del figlioletto, si è presentata davanti al giudice in jeanse polo blu, senza manette ai polsi ma vigorosamente tenuta sottobraccio da una agente della polizia penitenziaria e al il suo ingresso in aula ha salutato con un abbraccio e un bacio i suoi difensori e il marito. La Franzoni è apparsa serena e a tratti sorridente, ma quando ha rievocato il giorno della morte del figlio Samuele, non ha trattenuto le lacrime. In aula ha ripetuto la sua versione, la fretta di quella mattina, il primogenito Davide che faceva colazione prima di correre con lei allo scuolabus e quando ha messo Samuele a letto: «Gli ho detto stai tranquillo la tua mamma è qua». In questo punto del racconto la Franzoni si è messa a piangere e quando in apertura di udienza il giudice Arata le ha chiesto se avesse due figli, lei, alzando gli occhi al cielo, ha detto: «Tre». Il 30 luglio 2004, pochi giorni dopo la condanna in primo grado, la Franzoni firmò la denuncia contro Guichardaz, frutto di una serie di accertamenti di periti del suo difensore di allora, Carlo Taormina. La donna però in aula ha sostenuto di non avere letto il documento e nemmeno di essersi completamente resa conto che si trattava di una denuncia: «Io credevo che fossero solo indicazioni agli investigatori» aggiungendo, ancora una volta, «io non sono stata e ancora oggi voglio fare di tutto perchè siano fatte indagini come si deve, indagini che diano risposte». -dnews-