Quando la politica scivola sulla “neve”

Cocaina e politica. Un binomio non inconsueto negli ultimi anni. Protagonisti: politici eccellenti che spesso utilizzano i “benefit” – auto blu, segretarie, e così via – per procurarsi la “roba”. L’ultimo episodio è emerso ieri – anche se i fatti risalgono a 5 anni fa – con una maxi operazione antidroga condotta a Palermo, che ha portato in cella 29 persone. Tra queste, la 34enne Sabrina Di Blasi, ex segretaria del deputato regionale dell’Udc Salvatore Cintola. La donna, arrestata per spaccio, avrebbe acquistato cocaina sia per uso personale che per Cintola. Insomma, mentre stava seduto sugli scranni del parlamento siciliano, il politico dell’Udc dava disposizioni alla segretaria per acquistare la “neve”. E i soldi, mille euro in contanti, li mandava con l’autista in auto blu. All’ep oca però tutto rimase nelle stanze del tribunale. Lo stesso reato di peculato, contestato a Cintola nel 2006, fu archiviato anche in base a una sentenza della Cassazione che stabilisce che il reato di peculato non è configurabile se l’auto blu è utilizzatanon esclusivamente per scopi istituzionali. Cintola è stato tuttavia segnalato come “assuntore di stupefacenti”. Quanto emerso ieri ha spinto comunque il segretario dell’Udc Cesa a sospendere Cintola dal partito. I politici non sono nuovi a storie di droga. È luglio 2007 quando l’ex deputato Udc Cosimo Mele viene pizzicato in un festino a luci rosse in compagnia di due ragazze in un hotel di via Veneto. La storia viene fuori solo perché una di loro, Francesca Zenobi, si sente male dopo aver sniffato cocaina. Mele (che è sotto processo per cessione di droga) si dimette eaccusa Zenobi di aver provato di estorcergli 100.000 euro o un contratto in tv per modificare il suo racconto. Nel 2003 protagonista di una storia di cocaina fu il senatore a vita e padre costituente Emilio Colombo, potentino, classe 1920. Duesettimane faè cominciato in Corte d’appellodi Roma ilprocessoai due finanzieri Stefano D., 44 anni, di Ostuni (Brindisi), e Rocco R., 48 anni, di Potenza che all’epoca facevano da la scorta a Colombo. E non solo quella. Per il senatore a vita infatti si erano prestati a fare anche da tramite con uno spacciatore romano per l’acquisto della polverina bianca, di cui Colombo faceva uso. «La consumo a fine terapeutici», si difese allora Colombo. Il senatore a vita non fu indagato perché il consumo non è reato. I due finanzieri, condannati in primo grado, aspettano ora di conoscere come andrà a finire in appello. Una curiosità: nelle 150 pagine dell’ordinanza di custodia cautelare che portò all’arresto dei due finanzieri, c’era anche il nome di un altro politico: Giuseppe Galati, all’epoca parlamentare dell’Udc. Anche lui non fu indagato per lo stesso motivo di Colombo. Un anno prima a finire nei guai fu il vice ministro Gianfranco Micciché. Un’informativa lo accusava di farsi recapitare la cocaina al ministero delle Finanze. Micciché si difese dicendo che era stata “solo” un’informativa dei servizi “deviati”. -dnews-