Berlusconi: siamo tutti intercettati e apre sui tempi alla Camera

In testa sempre le intercettazioni. Anche se vedendo a palazzo Grazioli i vertici del Pdl Silvio Berlusconi apre allo slittamento del ddl a dopo la manovra. E nella maggioranza c’è chi non esclude di cambiare alcuni punti controversi. Benché nel Pdl la linea ufficiale per ora sia: si discute dei tempi, ma la norma resta com’è. «In Italia siamo tutti spiati. Ci sono circa 150mila telefoni sotto controllo », ribadisce Silvio Berlusconi all’assemblea romana di Confcommercio . No, sono «132.384», risponde Luca Palamara. Da suddividere così: l’anno scorso i telefoni sotto controllo sono stati «119.553, le cimici in ambienti pubblici e privati 11.119, mentre le altre tipologie di bersaglio sono state 1.712. Tutto al costo di circa 272 milioni, poco superiore alla media degli anni 2003-2009». Checché ne dica la «vulgata», sostiene il presidente dell’Anm, poiché «in media ogni soggetto utilizza tre o più utenze che possono arrivare sino a 10», e dunque, «sono state intercettate in un anno 39.667 persone». Il calcolo del premier è diverso: siccome «ciascuno di noi parla con 50-100 persone», moltiplicando «150 per 50», ecco «7 milioni e mezzo di persone che possono essere ascoltate». Lui compreso, «18 volte dalla Procura di Trani. Non è vera democrazia, è una cosa che non tolleriamo più». E insomma, «non c’è tutela della libertà di parola», dice Berlusconi. «Così non può essere in un Paese civile. C’è una piccola lobby di magistrati e giornalisti» contro il disegno di legge del governo. E pensando al vertice del Pdl che di lì a poco si occuperà della grana, il Cav ricorda: «Abbiamo preparato il provvedimento in 4 mesi. È stato 11 mesi alla Camera, 12 mesi e mezzo al Senato, ora alla Camera si parla di metterlo in calendario a settembre. Poi bisognerà vedere se il capo dello Stato lo firmerà, e poi ai pm della sinistra non piacerà e si appelleranno alla Corte costituzionale che, a quanto mi dicono, lo boccerà ». Ecco perché «quando un imprenditore come me» ci rimugina, pensa «chi me lo fa fare, torno a fare quello che facevo prima o me ne vado in pensione ». La sua «mancanza di potere », torna a dire Berlusconi, viene «dall’architettura istituzionale », che «risente» del periodo post fascista. Bisogna quindi riformare la Costituzione, insiste. Di nuovo scoppia la tempesta. «Affermazioni scomposte e propositi pericolosi», commenta il segretario del Pd Pierluigi Bersani. «Mi fa impressione », prosegue, «la strana contabilizzazione delle intercettazioni di Berlusconi, è terrorismo ad personam». Tonino Di Pietro annuncia che l’Idv sarà in piazza il primo luglio con la Fnsi, e «non si piegherà a questo regime». Il giorno dopo la sortita contro il ddl, l’Osce respinge le accuse di ingerenza del Pdl. Definendo «normale e consueto» il suo commentare le norme in itinere. E anche se «naturalmente il parlamento italiano è sovrano », la legge in discussione «va contro nostri standard». «Male informati», ribatte all’Osce il guardasigilli Alfano. Ma il Pdl ribolle perché dopo la mediazione dell’ufficio di presidenza i finiani esigono altre modifiche. Di nuovo, tocca a Umberto Bossi fare da paciere. «Se qualcuno fa qualche emendamento non viene buttato nel cestino ». Quanto alla priorità tra manovra e intercettazioni, «ormai le cose sono state messe in fila». E la «ragionevolezza» del Senatùr è lodata dal finiano Bocchino e dal leader dell’Udc Casini. -epolis-