Più liberalizzazioni, in Italia poca concorrenza

«Servono dosi massicce di concorrenza». La ricetta per uscire dalla crisi passa infatti dallo scardinamento dei monopoli che ancora imperano su gran parte del tessuto economico italiano. La relazione annuale dell’autorità garante dell’Antitrust, presentata ieri dal presidente Antonio Catricalà, spinge sul tasto delle liberalizzazioni e chiede l’istituzione di una sorta «di legge annuale sulla concorrenza, simile per impostazione e per i tempi certi alla Finanziaria». E per i tecnici dell’authority, è proprio la mancanza delle liberalizzazioni a rallentare l’uscita dalla crisi dell’Italia e a pesare sulle tasche del consumatore che – è una stima del Codacons – sono è costretto a rimetterci circa 1.500 euro l’anno. Il settore delle banche e dei servizi di credito sconta, spiega Catricalà, troppi «intrecci azionari e personali tra imprese concorrenti». Fatto sta che i costi dei conti corrente e gli spread dei mutui sono in continuo aumento (per un peso di circa 30 e 80 euro rispettivamente) e la trasparenza dei contratti continua a essere oggetto delle indagini dell’autorità Garante. In complesso tutto questo ci costa, secondo Codacons, 300 euro l’anno. Il settore delle banche e dei servizi di credito sconta, spiega Catricalà, troppi «intrecci azionari e personali tra imprese concorrenti». Fatto sta che i costi dei conti corrente e gli spread dei mutui sono in continuo aumento (per un peso di circa 30 e 80 euro rispettivamente) e la trasparenza dei contratti continua a essere oggetto delle indagini dell’autorità Garante. In complesso tutto questo ci costa, secondo Codacons, 300 euro l’anno. Nel settore trasporti non va meglio. Quello ferroviario, spiega l’Antitrust, «è un settore chiuso agli stimoli competitivi » privo «di un sistema di regolazione adeguato». Non va meglio per autostrade e aeroporti dove si denuncia un sistema «di concessioni a lungo termine, associate a uno scarso sistema di vigilanza». La conseguenza è un aumento sostanziale delle tariffe autostradali (+15% in un anno secondo Adiconsum), dei biglietti dei treni (+17,8%), e degli aerei (rincari da uno a tre euro a seconda dello scalo). Aumenti che peseranno complessivamente 150 euro (stima Codacons) che andranno poi arrotondati a 300 se nell’equazione andranno a sommarsi anche i picchi periodici nel prezzo dei carburanti. Altro settore di monopolio nascosto, sottolinea Catricalà, è quello del pubblico servizio. «Settore che resta in mano alle municipalizzate e dove e i meccanismi della competizione per il mercato stentano ad affermarsi». Si parla di un settore molto vasto e molto “pesante” per le tasche del consumatore. Due le voci principali: raccolta rifiuti e distribuzione dell’acqua. A fare una stima degli aumenti stavolta non sono i consumatori ma Unioncamere. Le cifre parlano di un aumento generalizzato del 15% negli ultimi cinque anni. Nello specifico in un solo anno i costi per la spazzatura sono aumentati del 4,5 per cento in un anno, per l’acqua del 7,9 in un anno. -dnews-