Carceri, subito le celle del sesso

Rivolta degli agenti penitenziari: «Ci trasformeremo in guardoni di Stato, il problema è il sovraffollamento» In trentuno dall’inizio dell’anno non ce l’hanno fatta, hanno scelto di morire. Tra le mura di un carcere. Morti di sovraffollamento, spiega da tempo la polizia penitenziaria: i detenuti sono più di 68mila, per una capienza regolamentare di 44mila unità. Equazione sbagliata, per il sottosegretario alla Giustizia con delega alle carceri, Elisabetta Alberti Casellati: «Si tiene poco conto dell’equilibrio affettivo. Servono stanze dove i detenuti possano fare sesso». Il primo Partito dell’Amore della storia della Repubblica ne parlava già all’inizio degli anni 90. Moana Pozzi e Cicciolina si battevano, oltre che per «i parchi dell’amore», anche «per una legge per la sessualità nelle carceri». Venti anni dopo, il secondo partito dell’amore, quello che vince sempre sull’odio, ci riprova. Ma se la questione è giusta nel merito, i termini paiono semplicistici. I presupposti non convincono: «Escludo che i suicidi siano dovuti al sovraffollamento – spiega la Casellati in uno speciale di Rai Gr Parlamento – poco si tiene conto dell’equilibrio affettivo». Poi la frase che innesca le critiche: le carceri estere hanno «stanze dove uno può avere rapporti sessuali con la moglie o la fidanzata, avere cioè una vita affettiva completa, per far sì che non si perda la propria identità sessuale». «Non riusciamo ad aprire nuove carceri, e lei parla di sesso – risponde Donato Capece, segretario generale del Sappe, sindacato di polizia penitenziaria – per quello ci sono i permessi premio. Cosa dovremmo fare? Trasformarci in guardoni di Stato? Mancano agenti e strutture, questi sono i veri problemi». -leggo.it-