Il Pdl stringe sulle intercettazioni, riforma toghe in agenda

L’opposizione già promette battaglia in vista di settembre, quando presenterà il suo piano di riforma della Giustizia. E la minoranza interna al Pdl lo invita a ritoccare il disegno di legge sulle intercettazioni nel prossimo passaggio alla Camera. In queste ore il pressing sul Guardasigilli Angelino Alfano si è fatto serrato: ma se la maggioranza fa quadrato sulla riforma fortemente voluta dal ministro, i dubbi espressi dai finiani sul ddl intercettazioni potrebbero rappresentare un campanello d’allarme per il governo che punta a una rapida approvazione del provvedimento. A settembre presenterò la riforma al governo e poi la porteremo in Parlamento», annuncia Alfano in un’intervista al Corriere della sera. In piano prevede la separazione degli ordini tra pm e giudicante, con il primo «che fa l’accusa», il secondo «che giudica» e «percorsi professionali separati sin dall’inizio »; la creazione di due Csm e «di un meccanismo disciplinare che risolva il problema di una giustizia troppo domestica ». Il ministro è ottimista sui tempi necessari alle modifiche: «La voteremo presto, per varare la Bicamerale di D’Alema ci vollero quattro mesi». Ma dall’opposizione non arrivano segnali incoraggianti. Il Pd, per bocca di Andrea Orlando, boccia ogni ipotesi di modifica della Costituzione, mentre per Massimo Donadi dell’Idv le misure annunciate rispondono «agli interessi personali di Berlusconi e non a quelli dei cittadini». Al contrario la maggioranza serra i ranghi senza distinguo. Intervengono il coordinatore del Pdl Sandro Bondi, per il quale le proposte di Alfano «sono ineccepibili » e il portavoce Daniele Capezzone: «I cittadini vogliono la riforma». Sì anche dal leghista Matteo Brigandì, ma solo se le nuove norme «allontaneranno i giudici dalla politica». Sul capitolo intercettazioni, invece, per il momento i toni dei finiani restano decisamente cauti. «La minoranza alla Camera farà il suo dovere di coscienza critica costruttiva del Pdl lasciando la decisione al ministro », assicura Italo Bocchino. Ancora più decisi Andrea Augello «il ddl continua a presentare alcune criticità» e Fabio Granata: «La legge può essere migliorata». Ma anche al di fuori della cerchia dei finiani c’è chi, come Gaetano Pecorella, sottolinea che il testo può essere limato «sui temi della privacy, della giustizia e della libertà di stampa». Ribadisce la linea della maggioranza il responsabile della Pubblica Amministrazione, Renato Brunetta: «Siamo in una guerra per bande giornalistica e di potere di giornali che usano i lettori e li strumentalizzano ». E all’indomani della presa di posizione di Bossi («il testo non va cambiato») il capogruppo del Pdl Cicchitto evidenzia che «è pienamente condivisibile l’altolà» del Senatùr. Intanto dall’opposizione annunciano battaglia, con il vicesegretario del Pd Enrico Letta che promette: «Il ddl non passerà così». -epolis-