Intercettazioni, ora è rivolta

Il nodo è stretto per metà. Carcere per i giornalisti e multe da centinaia di migliaia di euro per gli editori. Il Senato, che aveva in mano una delle due estremità del bavaglio, ha fatto il suo dovere e ha votato la fiducia sul ddl intercettazioni. Ora la Camera: se anche Montecitorio dirà sì, per i magistrati sarà più difficile investigare, per i giornalisti quasi impossibile informare. E per l’opinione pubblica sapere e decidere. Sorridono. Tutti tranne i magistrati, le forze dell’ordine, i giornalisti, gli editori. I sorrisi soddisfatti, i trionfanti «siamo orgogliosi di aver votato questa legge» arrivano solo dai banchi della maggioranza. In Senato è stata battaglia. L’Italia dei valori occupa l’Aula e alle 11 il presidente Schifani prova, per tre volte, a far alzare i senatori dell’Idv dai banchi del governo. Quelli non si muovono e vengono trascinati fuori dai commessi. Il dibattito può cominciare. Il Pd abbandona l’Aula («E’ la morte della libertà»), Di Pietro attacca: «Voi dell’opposizione e voi cittadini svegliatevi: fare Ponzio Pilato è anche peggio di Erode». La battaglia è dura, ma alla fine il Senato approva: 164 sì, 25 no, quelli di Idv, Udc, Svp-Aut e radicali. I finiani dissidenti? Non pervenuti, rientrati nei ranghi con l’accordo Berlusconi-Fini sulla fiducia. Il pomeriggio è infuocato. Il ministro della Giustizia, Alfano, è soddisfatto: «Realizzato un punto del programma». Di Pietro chiede a Napolitano di «far sentire la sua voce». Il Colle ribatte: «I professionisti della richiesta al Presidente della Repubblica di non firmare molto spesso parlano a vanvera». I magistrati lanciano l’ennesimo allarme: «Il ddl metterà in ginocchio l’attività di indagine dei pm e della polizia» e «garantirà l’impunità a chi commette reati». La Federazione nazionale della stampa annuncia lo sciopero generale per il 9 luglio. Prima toccherà alla Camera: nelle mani dei deputati l’altro lembo del bavaglio. -leggo.it-