L’Italia invecchia al lavoro, sos giovani

Le lavoratrici del pubblico impiego andranno in pensione a 65 anni dal 1° gennaio 2012. Una tegola inaspettata per chi già programmava il meritato riposo. Ma il provvedimento rischia di avere conseguenze più gravi sui giovani e su una pubblica amministrazione che già non brilla per età media e competenze professionali avanzate. Una PA che insomma è e rimarrà ancor di più vecchia. E un futuro preoccupante per i forzati del lavoro precario. Giovani per lo più, co.co.co., finte partite Iva, contratti a termine e lsu. In Italia la disoccupazione giovanile ha raggiunto livelli preoccupanti: secondo l’Istat sfiora il 30% fra chi ha meno di 25 anni e in un anno è cresciuta del 4,5%. E ora la manovra finanziaria prevede che la pubblica amministrazione, con l’unica eccezione della scuola, dovrà dimezzare dal 2011 la spesa per tutte le forme di lavoro flessibile. Alla Cgil FP contano che circa 90mila precari verranno espulsi. Poi c’è il blocco del turn over che la manovra proroga fino al 2014. Solo il 20% del personale che va in pensione potrà essere rimpiazzato. E siccome in pensione ci andranno meno persone, meno precari vedranno realizzata la speranza di un posto fisso.Un’altra conseguenza preoccupante è la tegola che potrebbe cadere sull’ente di previdenza se 100mila lavoratori pubblici decidessero di fuggire per evitare le misure adottate dal governo. Una corsa alla pensione che avrebbe per l’Inpadap un costo di oltre 10 miliardi. Lacrime e sacrifici che forse non basteranno. Bankitalia ha avvertito che «potrebbero essere necessari ulteriori interventi qualora si presentasse uno scenario più sfavorevole». E che la manovra pur adeguata potrebbe frenare la ripresa con una contrazione del Pil dello 0,5%. -leggo.it-