Faccio il Pirlo, mica il pirla

Io sono un Pirlo, sostiene Riccardo Montolivo senza preoccuparsi di eventuali doppi sensi, facili battute e speculazioni ironiche. A Casa Azzurri c’è vento e sole; e ci sono anche tanti buoni propositi accompagnati – però – da sospiri e interrogativi. Il Paraguay si avvicina, Marcello Lippi sta ancora cercando di rintracciare il sostituto ideale del milanista lesionato e il centrocampista della Fiorentina si fa avanti, proponendosi come l’uomo giusto al momento giusto per la causa azzurra. Apparentemente sicuro di sé, sfrontato senza esagerare. E il dato singolare di tutta la faccenda è che in soccorso dell’Italia di Lippi potrebbe indirettamente arrivare Cesare Prandelli, cioè il prossimo commissario tecnico azzurro. Questo perché Montolivo nel ruolo di centrale di centrocampo l’ha impostato, difeso e poi riproposto proprio l’ex allenatore della Fiorentina. La storia calcistica di Montolivo, del resto, somiglia parecchio a quella di Pirlo: entrambi sono nati trequartisti, poi via via hanno arretrato la propria posizione su azzeccate intuizioni prima di Carlo Mazzone, nel caso del campione del mondo ai tempi del Brescia, e poi di Prandelli. «Pirlo è un giocatore speciale, ma qui ci sono due, tre ragazzi che possono giocare al posto suo, De Rossi compreso. Credo che il ruolo di Pirlo, nel quale ho giocato quest’anno, cioè davanti alla difesa, sia quello per me ideale. E’ come un vestito che mi sento cucito addosso. L’ho scoperto strada facendo, dopo che Prandelli l’aveva pensato per me», il virgolettato di Montolivo. Quanto alle polemiche, a differenza di Lippi, Montolivo sul carro farebbe salire un sacco di gente, perché «noi non vogliamno giocare contro nessuno». Quattro anni fa, quando l’Italia alzò al cielo di Berlino la Coppa del Mondo, il capitano della Fiorentina indossava ancora i semplici panni del tifoso. «Adesso, invece, mi cominciano a sudare le mani… Nel 2006 ho tifato davanti alla tv, e così ora mi immedesimo nei tifosi a casa. Il Mondiale è la cosa più importante della mia carriera: sono sereno e elettrizzato. Ma la stagione che mi porto alle spalle, e l’esperienza maturata in Champions, mi danno forza e autostima». Tredici i gettoni di presenza con la maglia azzurra, compreso il test di Ginevra contro la Svizzera nel ruolo di Pirlo o giù di lì. «Posso giocare anche in un centrocampo a tre, non c’è problema. E se necessario posso anche fare il trequartista alle spalle delle punte. In Nazionale si deve esser pronti a fare tutto», dice con tono solenne. E’ chiaro: ha una voglia matta di esserci, di sfruttare l’enorme occasione che il destino sta per offrirgli. «Lo scetticismo che si avverte intorno all’Italia sarà uno stimolo in più per fare bene», assicura. Per non fare la figura del pirla, se non altro. -leggo.it-