Berlusconi, intercettazioni è guerra al Senato

Berlusconi: «Governare è un inferno con questa Carta». Bersani: «Se non gli piace, se ne vada». Berlusconi lo aveva fatto capire. Il testo sulle intercettazioni andava approvato in fretta e senza ulteriori modifiche. Detto fatto, in Senato il governo pone la fiducia sul disegno di legge, per la 34esima volta in due anni. Una scelta che provoca una vibrante protesta delle opposizioni e qualche dubbio anche nella maggioranza. Il fedele alleato Bossi, infatti, sa che l’inasprimento dei rapporti fra gli schieramenti potrebbe avere conseguenze gravi sul cammino delle riforme. E anche il presidente della Repubblica potrebbe non apprezzare questa soluzione. Ma c’è anche un giallo. La fiducia sarebbe stata autorizzata dal Consiglio dei ministri il 25 maggio, quando il testo era ben diverso da quello giunto a Palazzo Madama. Per il Pd dunque è illegittima. Più estrema la protesta dell’Idv che ha occupato l’aula del Senato. La votazione del provvedimento è prevista per questa mattina. Il Cavaliere, intanto, davanti all’assemblea di Confartigianato, è tornato a mostrare il suo fastidio per quel complesso di pesi e contrappesi previsti dalla Costituzione per l’esercizio del potere. Per lui è «un inferno governare così». Con una Carta fondamentale di matrice «catto-comunista» in cui si parla «molto di lavoro e quasi mai d’impresa». Infine, scherzando ma non troppo, il presidente del Consiglio ha offerto, come già aveva fatto inutilmente con Emma Marcegalia, la poltrona dello Sviluppo economico al numero uno di Confartigianato, Giorgio Guerrini. Anche stavolta però la risposta è stata un no. E forse per lo stesso motivo ieri si sono visti a Palazzo Grazioli il presidente di Confindustria Anie, Guidi, e quello dell’Enac, Riggio. -leggo.it-