Lippi scatena la guerra Mondiale

«Non succede, ma se dovesse succedere, stavolta sul pullman non ce li faccio salire». E’ la nuova sfida di Marcello Lippi, cittì dimissoniario dell’Italia campione del mondo. Mette piede in Sudafrica e rompe subito con le nostre istituzioni. Lo strappo è evidente, dopo le polemiche degli ultimi giorni. Dopo i giudizi e gli interventi dei politici, ultimi Calderoli e La Russa. Sul carro dei vincitori, se ci sarà un altro giro al Circo Massimo, non farà salire nessuno. «Noi vogliamo arrivare sino in fondo». Il sole caldo non c’è più. Cala presto la sera a Irene, si accendono i riflettori: sono solo le 17, l’Italia sta ultimando il primo allenamento al Southdowns College. Fa freddo. De Rossi si scalda e apre le marcature con un missile terra-aria verso Buffon. Lippi è raggiante. «C’è entusiasmo. Sono pimpanti. Non aspetto una nuova polemica per cementare il mio gruppo. Ce ne sono così tante che hai voglia a cementare… Ogni volta che si avvicina un Mondiale tutti, e di tutte le categorie, vogliono dire la loro. E che la dicano. Non ci scalfiscono, né ci fortificano». Il caso De Rossi al Sestriere, il labiale di Marchisio a Ginevra e il riferimento ai guadagni di alcuni big. Lippi non arretra. «Anche quattro anni fa partimmo in tono minore. E’ sempre uguale. In Spagna, casini e black out. Poi, però, pure il finale è identico, quando cambiano le cose: tutti dicono di aver sempre avuto fiducia nella squadra». Il finale è quasi un monologo. «Mi chiedono perché l’Italia non ha un trascinatore e fanno il nome di Paolo Rossi. Ho appena ascoltato una sua intervista, nessun compagno, all’inizio del mondiale spagnolo, lo voleva in squadra nelle partitelle. Poi, però… Aspettiamo, magari durante il Mondiale troviamo un Rossi. Perché, sono d’accordo con Abete, non siamo favoriti. Lo sono il Brasile e la Spagna. Ma non vince sempre la nazionale con più qualità. E nessuna parte con la consapevolezza della propria forza. Nemmeno noi in Germania. Ci sudavano le mani prima del debutto, ma con i risultati l’autostima è cresciuta: mi viene in mente come dominammo nella semifinale contro la Germania, a casa loro. Ora a me interessa costruire una difesa compatta per sostenere tre attaccanti. Una cosa è certa: fuoriclasse in Italia non ne sono rimasti. Giocatori che tecnicamente potrebbero cambiare il nostro destino in questo mondiale». Lippi garantisce che Marchisio e Camoranesi (ieri per entrambi lavoro a parte) saranno oggi in gruppo e pronti per il Paraguay. Pirlo più avanti. Intanto prova Chiellini terzino a sinistra, Palombo centrale accanto a Cannavaro. E in attacco Quagliarella a destra con Gilardino e Di Natale. -leggo.it-