Schiarita sulle intercettazioni, salta l’emendamento sugli 007

L’impressione è che le diverse parti in gioco non siano mai state così vicine. Gli elementi di distanza ovviamente restano, ma il passo indietro della maggioranza su alcuni punti centrali del ddl intercettazioni ha contribuito decisamente a rasserenare gli animi. Dei finiani, in primo luogo, che hanno visto cadere il limite dei 75 giorni per captare le conversazioni telefoniche; ma anche di parte dell’opposizione che, dopo la riduzione delle pene previste per gli editori, ieri ha incassato anche lo stralcio delle norme sugli 007. Una decisione ufficializzata dal sottosegretario Gianni Letta dopo l’accordo con il Copasir presieduto da D’Alema: «È la prova che quando alle inutili polemiche si sostituiscono la discussione e il confronto serio e responsabile, non è difficile arrivare a una soluzione per tutti accettabile o addirittura condivisa». Il vista del ritorno del ddl in Aula fissato per martedì salta, dunque, il contestato emendamento che avrebbe consentito alla Presidenza del Consiglio di opporre il segreto di Stato sulle intercettazioni riguardanti i servizi segreti. E lo stesso D’Alema – che si è impegnato a promuovere una legge ad hoc in materia nella commissione bicamerale di cui è presidente – non ha nascosto di avere apprezzato la «positiva » scelta del governo di tenere questo delicato aspetto al di fuori di un provvedimento «così discutibile » come quello sulle intercettazioni: «Per la sua delicatezza deve essere affrontato con uno spirito bipartisan». Sul segreto di Stato «si deciderà insieme al Copasir», ha confermato il Guardasigilli Alfano, per il quale è stato trovato «un punto di equilibrio» sul limite dei 75 giorni. E così le caute aperture delle toghe, del Pd e dell’Udc testimoniano al meglio il clima più disteso delle ultime ore. Il segretario dell’Associazione nazionale magistrati Cascini ha evidenziato i «passi avanti» compiuti dalla maggioranza, e anche per il presidente Palamara «indubbiamente ci sono dei miglioramenti» anche se «il giudizio complessivo resta negativo ». Più deciso il procuratore nazionale Antimafia Grasso: «Se non ci sarà più il limite dei 75 giorni il problema sarà risolto ». Nel frattempo, in attesa di conoscere il contenuto del maxi emendamento del governo, emergono timide aperture anche nel Pd. Per Anna Finocchiaro le modifiche a un testo altrimenti «del tutto inaccettabile» sono state possibili grazie al lavoro dell’opposizione. «Il ddl è migliorato e gli spazi di confronto sono aperti», ha dichiarato Chiti e anche per Latorre «il confronto in Parlamento assumerà un altro significato» se la maggioranza confermerà il passo indietro. Messaggi conclilianti sono arrivati anche dal leader Udc Pier Ferdinando Casini: «I magistrati debbono poter indagare ma un accordo al Senato si può fare». Netta chiusure continuano ad arrivare solo dall’Idv di Di Pietro: «Le modifiche sono una lavata di faccia, avanti col referendum». -epolis-