Anemone non risponde ai Pm

Si è avvalso della facoltà di non rispondere Diego Anemone negli uffici della procura di Perugia. Dov’è rimasto poco più di un quarto d’ora. L’imprenditore al centro dell’inchiesta G8 lascia gli uffici giudiziari poco prima delle 10, senza dire nulla. Ma quello di ieri sarebbe stato comunque un incontro interlocutorio. Quella «facoltà di non rispondere» celerebbe una trattativa tra Anemone e i pm Sergio Sottani e Alessia Tavarnesi. Anemone si sarebbe preso una pausa per valutare se iniziare a collaborare con la magistratura per chiarire alcuni capitoli della vicenda. Se decidesse di parlare le indagini su appalti del G8 e Grandi opere spiccherebbero il volo. Anemone del resto avrà a giorni un altro appuntamento cruciale con le toghe perugine: l’udienza del gip che deciderà sulla richiesta di commissariamento di tutte le aziende del suo gruppo presentata dalla procura. Ecco su cosa potrebbe basarsi lo scambio. Intanto anche la procura di Genova chiede a Perugia gli atti dell’inchiesta. Vuole chiarire la posizione di imprenditori e funzionari pubblici che sarebbero collegati ad Anemone per lavori eseguiti in Liguria, tra i quali la ristrutturazione di una caserma della forestale vicino Genova. Riferimenti a questi lavori sarebbero nella cosiddetta lista Anemone, la prima che contiene 400 nomi. Già, perché c’è una seconda lista Anemone. Mentre Guardia di finanza e Ros stanno ancora indagando sulla prima i magistrati perugini valutano un altro elenco, recuperato dal computer di un collaboratore dell’imprenditore, che raccoglie una trentina di sedi di enti e istituzioni. Con scritte accanto somme di denaro: semplice contabilità per lavori eseguiti o sono cifre riferibili ad altro, tipo compensi per favori della Cricca? La prossima settimana i pm dovrebbero sentire di nuovo Guido Bertolaso e Antonio di Pietro sugli ultimi sviluppi dell’inchiesta sugli appartamenti romani dei quali, secondo l’architetto Angelo Zampolini, avrebbero beneficiato grazie a membri della Cricca. L’interrogatorio di Di Pietro, già sentito a Firenze, e quello di Bertolaso, entrambi sollecitati dai diretti interessati, potrebbero tenersi a Roma. Il leader dell’Idv dice di «conoscere nomi e cognomi» dei «mandanti » delle «menzogne raccontate » su di lui. Ma non ha le prove, aggiunge, se no li avrebbe già «denunciati». -epolis-