La rivoluzione liberale di Berlusconi e Tremonti

Annunciata giovedì da Silvio Berlusconi, la novità viene svelata da Giulio Tremonti, che a sua volta l’aveva anticipata nell’intervista al Corriere. Berlusconi e Tremonti preparano insieme una «rivoluzione liberale» da attuare con una misura straordinaria «per la libertà di impresa». Tradotto: «Una radicale e totale autocertificazione » per pmi, ricerca e attività piccole e/o artigiane, con «controlli e verifica dei requisiti che vanno fatte ex post». Tremonti lancia dal G20 di Busan l’ambizioso progetto che comporta la modifica dell’articolo 41 della Costituzione, (che recita: «L’iniziativa economica privata è libera»; ma «non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana», eccetera) per rilanciare la crescita in Italia. E in Europa, visto che oggi lo presenterà ai 20 Grandi e lunedì all’Ecofin. Per il superministro Europa e Italia «non hanno alternative» di fronte alle sfide della globalizzazione: devono liberarsi dall’«eccesso di regole» che l’Ue si è data. E che «blocca come un macigno» lo «sviluppo» rispetto ai paesi emergenti, rendendo inutili le politiche di stimolo. In caso contrario il Vecchio continente si avvia alla «dolce morte», oppure a essere «guardiano di un cimitero o, al massimo, il tenutario elegante di un antico Relais ». Tremonti entra nel dettaglio del provvedimento che va oltre «le lenzuolate di Bersani o il piano Casa di Berlusconi», falliti tutti e due perché «il sistema non si cambia dall’interno », né da destra né da sinistra. Il progetto Berlusconi-Tremonti, prevede una legge costituzionale da presentare dopo la manovra che cambi l’articolo 41 della Carta, «rendendo possibile tutto ciò che non è vietato». Tremonti assicura che una simile riforma «non è in contrasto con il federalismo fiscale», non causa spesa extra e avrà carattere transitorio, 2-3 anni, per testarne l’efficacia. Sarà quindi «limitata all’economia reale e non alla finanza mentre l’urbanistica avrà un regime a parte». Il ministro dice di non temere ritorsioni elettorali dalle corporazioni, che pure da noi vincono praticamente sempre: «Il vertice ha creato le regole e la base ora lo chiede», risponde, come fu «il Terzo Stato a domandare» nella rivoluzione illuminista «un re, una legge, un regime d’imposta». Dal liberalismo all’antimercatismo, e ritorno. E dal Pd l’ex ministro Cesare Damiano commenta che la sortita tremontiana «suona piuttosto come un tentativo di distoglierci dai problemi reali del Paese». -epolis-