Alfano bacchetta l’Anm: sciopero politico

Duello tra Angelino Alfano e le toghe che contro la manovra hanno deciso lo sciopero comune di tutte le magistrature, il primo dopo cinque anni. Che il guardasigilli liquida come «politico ». No, «è la risposta a tagli punitivi», ribatte l’Anm. Il battibecco va in scena alla vigilia dell’odierna riunione del «parlamentino » dell’Anm, che dovrà decidere la data dell’astensione dal lavoro, molto probabilmente a fine mese. Nonché le altre iniziative da prendere. A partire dallo sciopero bianco, cioè dalla stop alle attività di supplenza, mentre aleggia pure l’idea di azioni giudiziarie di massa. Alfano osserva che «il governo chiede un sacrificio ai magistrati così come alle altre componenti del Paese». Ma fa anche un’apertura: un problema c’è, dice, per i giovani magistrati, ai quali «si chiede un costo individuale troppo alto a fronte di un gettito complessivo abbastanza basso», e garantisce il suo «impegno» in questo senso. Il presidente dell’Anm Luca Palamara ripete che «i magistrati per primi vogliono contribuire alla grave crisi, ma altro è prevedere una situazione di iniquità che penalizza oltremodo i giovani magistrati». Macché politica, «lo sciopero ha ragioni molto forti sul piano economico», insiste il segretario dell’Anm Cascini. Divisa l’opposizione: secondo il leader Udc Casini scioperando per le retribuzione i giudici commettono un «errore gravissimo» e delegittimano «ulteriormente il loro lavoro». Ma dal Pd Rosy Bindi invita Alfano a «prendere coscienza che questa manovra è sbagliata». E per il numero uno dell’Idv Tonino Di Pietro le decurtazioni agli stipendi delle toghe sono frutto di «pura vendetta e ritorsione». Due consiglieri del Csm, Cosimo Ferri e Antonio Patrono, appoggiano la protesta. Entrambi fanno parte di Magistratura Indipendente, la corrente "centrista" delle toghe. Il che va incontro alla tesi di Cascini. Questione di soldi. -epolis-