La nuova Italia è in alto mare, ko con il Messico

Una settimana al Mondiale e l’Italia è ancora lontana dalla forma migliore. All’inizio del ritiro Lippi predicava fiducia. Ce ne vuole davvero tanta in questo momento per ipotizzare un bis mondiale. E se i più ottimisti obiettano che i grandi risultati della storia azzurra sono arrivati sempre dopo un avvio tutt ’altro che scoppiettante, è anche normale che una nazionale ancora così indietro desti qualche perplessità tra gli addetti ai lavori. Perplessità che nascono già dagli uomini messi in campo per interpretare il 4- 2-3-1 scelto dal ct, un modulo molto simile a quello scelto da Mourinho per il triplete interista. Peccato che questo Zambrotta non sia né Maicon né lo stantuffo ammirato a Germania 2006, che Bonucci abbia un centesimo dell’esperienza internazionale di Lucio, che Cannavaro non sia The Wall, né tanto meno il Muro di Berlino, che Pirlo e De Rossi siano lontani dalla forma migliore, che Iaquinta alla Eto’o sia troppo sacrificato, che Marchisio debba ancora trovare la giusta collocazione tattica, che Di Natale non sappia ancora caricarsi la squadra sulle spalle come fa nel suo club. Il risultato? Un ko con il Messico (2-1) non certo confortante. Con gli azzurri che erano anche partiti con la grinta giusta, salvo poi placarsi dopo 5’ e una traversa di Iaquinta all’attivo. Poi si comincia a ‘ballare’, con Vela bravo a trafiggere Buffon già al 16’. La reazione azzurra è poca cosa, anzi è ancora il Messico a rendersi pericoloso più volte. Nella ripresa è ancora il Messico a sfiorare il gol, prima con Barrera, solo davanti a Buffon, poi con Hernandez, che liscia il pallone a 2 metri dalla porta. Poi dopo un rigore netto negato ai centroamericani, Gila trova il gol, ma l’arbitro annulla giustamente per fuorigioco. E a 5’ dalla fine una splendida verticalizzazione di Blanco per Medina vale il raddoppio messicano. A poco serve il gol di Bonucci a tempo quasi scaduto sugli sviluppi di un corner. Dalla quadratura difensiva all’inventiva in mezzo al campo, sino alla spinta sulle fasce: in Sudafrica ci vorrà un’Italia diversa già dalle prime sfide nel girone. -dnews-