Vescovo italiano massacrato a coltellate dal suo autista

Ancora un sacerdote cattolico ucciso in Turchia. Dopo la drammatica fine di don Andrea Santoro, ieri è stato ucciso a pugnalate monsignor Luigi Padovese, milanese, 63 anni, vicario apostolico dell’Anatolia. L’omicidio è avvenuto nella sua abitazione a Iskenderun, in Turchia. A colpire il religioso è stato il suo autista e factotum, Murat Altun, che è stato arrestato subito dopo. Altun, armeno di 30 anni, da oltre quattro anni viveva a casa dell’alto prelato, che ospitava anche il fratello handicappato, giardiniere dell’episcopio, un antico convento di frati poi ceduto al vescovo. Inizialmente si era pensato al delitto compiuto di un fanatico, un ultra-nazionalista contrario alla minoranza cattolica. Poi però è arrivata la smentita. «In base ai primi resoconti, l’omicidio di monsignor Padovese non ha un movente politico», ha fatto sapere il governatore della provincia turca di Hatay,Mehmet Celalettin Lekesiz. Pare infatti che l’assassino abbia compiuto il gesto in preda a un raptus. Da tempo infatti Altun è sotto terapia psicologica perché soffre di disturbi mentali. Il prelato venerdì avrebbe dovuto essere a Cipro con Papa Benedetto XVI. Mentre, appena una settimana fa, era stato a Milano a trovare i suoi familiari. E lì, aveva detto di essere preoccupato per la salute di Murat, che stava male. Aveva anche confessato di provare paura a stare in casa con lui. «Di lui si era sempre fidato ciecamente, gli voleva molto bene », raccontano ora i familiari di Padovese. Murat viaggiava spesso con lui e doveva accompagnarlo anche a Cipro per la visita del Papa. «All’inizio dello scorso anno aveva firmato per non avere più la scorta: la situazione in Turchia era migliorata, Murat bastava, diceva, con lui si sentiva protetto», racconta ancora la famiglia. Poi però qualcosa è cambiato. L’allarme era scattato. Ma non è bastato a salvarlo. -dnews-