Superstipendi, Rai sotto assedio

Un uno-due fulmineo. Un destro-sinistro d’altri tempi, che con il jab del premier Berlusconi martedì sera in diretta telefonica a Ballarò fanno tre colpi ben assestati. Il primo lo porta il ministro Calderoli: data la crisi, o si tagliano gli stipendi dei conduttori o si taglia il canone ai cittadini. Il secondo è arrivato dal viceministro Romani: «La Dandini è peggio di Santoro». Con buona pace di chi ancora crede alla favola dell’autonomia della Rai dalla politica. La manovra da 24 miliardi si farà sentire presto sulle tasche degli italiani e il ministro della Semplificazione ne trae spunto: «I sacrifici siano di tutti. Non esistono al mondo liquidazioni come quella di Santoro – dice Calderoli in una nota – o stipendi da favola pagati per stare in panchina e non lavorare. Le regole devono essere applicate anche alla Rai, altrimenti si ridiscute il pagamento del canone (antico cavallo di battaglia di Umberto Bossi, ndr)». «E’ l’ennesimo attacco alla Rai – commenta il presidente di Federconsumatori, Trefiletti – è bene che si intervenga sugli stipendi troppo alti, ma quella del canone è una questione diversa: se la Rai fa servizio pubblico, è giusto pagarlo; in caso contrario, no». Il secondo affondo è di sapore politico. Dopo l’attacco di Berlusconi martedì a Ballarò e con l’editto bulgaro che riverbera a distanza di 8 anni ad ogni piano di viale Mazzini: Santoro è tornato in virtù di una sentenza, Biagi non c’è più e Luttazzi gli studi Rai è da anni che li vede solo in tv. Ora il palazzo torna a interessarsi dei palinsesti. Serena Dandini «è peggio di Santoro». Paolo Romani, viceministro allo Sviluppo economico, su Radio2 ha confessato la sua intolleranza per la conduttrice di Parla con me. Non gli «dispiace» invece il Tg di Minzolini: «Lo guardo se voglio essere informato in maniera corretta». Altrimenti «guardo il Tg3 o RaiNews24». Con un distinguo: «Il Tg3 fa danni per 30 minuti. Rainews per 24 ore». A viale Mazzini lo sfoltimento è già iniziato: a settembre Alda D’Eusanio non avrà più un programma. -leggo.it-