Intercettazioni, il Senato rinvia è scontro Fini-Schifani

Nel giorno in cui il ddl intercettazioni approda nell’Aula del Senato (e viene subito rinviato in commissione Giustizia per approfondire i temi toccati da alcuni emendamenti) si arriva allo scontro istituzionale fra i presidenti dei due rami del Parlamento. Gianfranco Fini, numero uno di Montecitorio, torna ad esprimere le proprie perplessità sul provvedimento. E nello specifico critica la norma transitoria che rende applicabile il nuovo giro di vite anche ai procedimenti in corso e il limite temporale di 75 giorni. Questa volta contro l’ex leader di An non si scaglia solo parte dello stato maggiore del partito, ma lo stesso presidente del Senato Schifani non maschera la sua irritazione per le ingerenze del collega: «Io non ho mai dato giudizi sull’operato di Montecitorio ». E a stretto giro arriva la contro replica di Fini: «Non ho intenzione di desistere dallo svolgere un ruolo politico». Mai come in questo caso, in effetti, le sue parole risuonano come un avvertimento agli alleati in vista del ritorno del ddl intercettazioni alla Camera, dove il cofondatore del Pdl può contare su un cospicuo numero di fedelissimi. In quel momento, avverte Fini, «se i deputati lo riterranno necessario si potrà intervenire » sul testo perchè «non si può usare la mannaia». E se la norma transitoria «è in contrasto con il principio di ragionevolezza », il cofondatore del Pdl avanza dubbi anche sul limite dei 75 giorni per captare le conversazioni telefoniche. Per fare il punto della situazione, Fini riunirà oggi i parlamentari a lui più vicini tra i quali Giulia Bongiorno, presidente della commissione Giustizia di Montecitorio. Ma nel frattempo le sue parole provocano le reazioni stizzite degli alleati. «Il ruolo del presidente del Senato – sostiene Schifani – è un ruolo di garanzia dei diritti della maggioranza e dell’opposizione. È un dovere di terzietà. Io non mi sognerei mai di dare giudizi politici o di merito su provvedimenti all’esame dell’altro ramo del Parlamento». Pronta la controreplica di Fini: «Rispetto totale per l’autonomia del Senato ma sulle questioni relative alla legalità e all’unità nazionale non ho intenzione di desistere dallo svolgere un ruolo politico ». Il coordinatore del Pdl Bondi denuncia il comportamento «irragionevole» del presidente della Camera, mentre Gaetano Quagliariello è ancora più duro: «Fini ha tutti gli strumenti per superare il conflitto d’interessi che deriva dal suo doppio ruolo di presidente della Camera e capo di una minoranza interna al Pdl». In Aula, nel frattempo, la mediazione di Schifani porta al rinvio del ddl in commissione per l’esame di alcuni emendamenti: il testo tornerà nell’emiciclo martedì prossimo, 8 giugno. -epolis-