Navi della pace assaltate da Israele, uccisi attivisti pro-Palestina

L’arrembaggio inizia all’alba. Navi ed elicotteri israeliani raggiungono e assaltano la “Freedom Flotilla”, flotta multinazionale della libertà, a 75 miglia dalla terraferma. Un blitz nelle acque internazionali con un solo obiettivo: interrompere il viaggio dei settecento attivisti pro-Palestina, tra cui quattro italiani, intenzionati a forzare i blocchi imposti da Tel Aviv e recapitare nella Striscia di Gaza diecimila tonnellate di aiuti umanitari. Alle 4,30 in punto il commando sale a bordo della “Mavi Marmara”, l’imbarcazione di Ankara alla testa del convoglio pacifista. Alla prima resistenza, i reparti speciali aprono il fuoco. Nel giro di mezz’ora, la strage è compiuta. Almeno dieci turchi uccisi e una trentina di feriti è l’ultimo bilancio della tv israeliana, che solo nel pomeriggio ha corretto le cifre al ribasso. Qualunque sia il numero esatto, il giudizio del presidente dell’Autorità palestinese Abu Mazen non cambia: quello di ieri è stato «un massacro», sufficiente a proclamare tre giorni di lutto. I numeri si rincorrono, insieme alle versioni dei fatti. L’emittente pubblica d’Israele diffonde il video dell’assalto, ripreso da un elicottero della Marina. Le immagini minuscole, in bianco e nero, puntano a dimostrare la tesi della Difesa: i militari hanno sparato per difendersi. I sottotitoli raccontano: “Granata assordante contro i soldati”, “attacco con una spranga”, “lancio di una bottiglia molotov”. E ancora: “Passeggeri scatenati picchiano un soldato e provano a sequestrarlo”. Sulle altre navi della Flotilla, in tutto sei, «l’operazione si è svolta senza incontrare resistenza violenta da parte dei passeggeri e perciò senza vittime», afferma il comandante della Marina militare israeliana, ammiraglio Eliezer Marom. Dal movimento Free Gaza, responsabile della missione, arriva pres to la smentita. «È una bugia, non abbiamo aperto il fuoco», dichiara il leader del gruppo Greta Berlin. La seconda menzogna, sempre per l’associazione, è la presenza di armi a bordo della “Mavi Marmara”. «Su quelle navi c’erano 10mila tonnellate di calcestruzzo, giocattoli, libri, cioccolata, pasta e medicine», sostengono le Organizzazioni della società civile palestinese di Gaza e gli attivisti internazionali. «Tutta merce – aggiungono – vietata illegalmente da Israele». Diversa la posizione del capo di Stato maggiore della Marina israeliana, Gaby Ashkenazi, pronto a testimoniare la presenza di «barre di ferro, coltelli e armi da fuoco, forse sottratte ai militari». Dalla parte delle divise, il premier israeliano Benjamin Netanyahu. Il «rammarico» per le dieci vittime non indebolisce le sue convinzioni: «I nostri soldati hanno agito per difendere le loro vite». La notizia del blitz a largo della Striscia di Gaza, lo ha raggiunto in Canada, tappa della sua visita in Nord America. Nell’agenda del primo ministro c’era l’incontro con il presidente Usa, Barack Obama, prima confermata e poi revocata per la necessità di rientrare subito in Israele. Al telefono, l’inquilino della Casa Bianca gli ha chiesto di affrettarsi a conoscere «tutti i fatti». Per il bilaterale, ha lasciato intendere, c’è tempo. Oltreoceano anche Recep Tayyip Erdogan. Da Santiago del Cile, ultima sosta prima di rientrare ad Ankara, il premier turco ha accusato Tel Aviv di aver «violato il diritto internazionale» con un « atto di terrorismo di Stato disumano». Proprio dalla Turchia è partita la richiesta di una riunione d’urgenza del Consiglio di sicurezza dell’Onu, convocata in serata. «Sconvolto » da questo «bagno di sangue », il segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon. La sua intenzione è condurre «un’inchiesta approfondita» che determini, con chiarezza, cause e responsabilità della morte di dieci persone. Mentre dal Vaticano si alza un grido di «dolore e grande preoccupazione », è di «sgomento e allarme» il messaggio del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Dal Colle lo sguardo si allunga sul futuro: «Spero che le ragioni del dialogo prevalgano sulla violenza, e che si scongiuri così una ancora più grave spirale di tensioni e di scontri». Su Facebook, il ministro degli Esteri Franco Frattini – da «amico» di Israele – bolla l’assalto alle navi della pace come «un grave errore». Di contro, è totale la solidarietà ad Ankara. Nel faccia a faccia con il ministro per gli Affari europei della Turchia, Egemen Bagis, il capo della Farnesina esprime tutto il suo cordoglio per la perdita di vite umane. Una linea da cui il suo sottosegretario Alfredo Mantica decide di discostarsi. «Questa vicenda – dichiara – si può classificare come una voluta provocazione, con un preciso fine politico». Parole che nei corridoi della sezione italiana di Freedom Flotilla suonano come «vergognose e oltraggiose». -epolis-