Rai Tre, Giudice reintegra l’ex direttore Ruffini

Una sostituzione (discriminatoria) quella di Paolo Ruffini, ex direttore di Rai Tre. Anche perché (legata alla critica verso alcuni programmi) e non dettata da reali esigenze di riorganizzazione imprenditoriale. Per questo l’ex numero uno della terza rete pubblica "deve essere reintegrato". Lo ha stabilito il giudice del lavoro del tribunale civile di Roma, accogliendo il ricorso di Ruffini, deposto dal suo ruolo lo scorso novembre. Un “cambiamento” che è stato giudicato illegale. Ieri dunque la sentenza che ha spinto il diretto interessato a chiedere subito un incontro con il direttore generale della Rai. "Voglio vederlo per concordare le modalità della ripresa delle mie mansioni come direttore di Raitre, secondo quanto ordinato dal giudice alla Rai", ha annunciato Ruffini. Ma a viale Mazzini la notizia non è stata accolta con piacere. Il legale della tv pubblica ha fatto sapere che "presto faremo ricorso", mentre Antonio Di Bella, attuale direttore di Raitre nominato al posto di Ruffini, sceglie la linea del no comment, trincerandosi dietro un "prima devo leggere le carte del giudice". Il legale dell’azienda Claudio Scognamiglio nel frattempo ha spiegato che l’ordinanza non travolge in nessun modo la delibera con la quale il Consiglio di Amministrazione ha nominato Antonio Di Bella Direttore di Rai 3. Che quindi rimane al suo posto. Per Ruffini "la Rai si riserva" di trovare "incarichi equivalenti a quello di direttore di Raitre". Linea appoggiata anche dal direttore generale della Rai, Mauro Masi. Di diverso avviso invece il presidente della Rai, Paolo Garimberti: "Le decisioni della magistratura vanno sempre e comunque rispettate". Garimberti ricorda di aver votato a favore dell’avvicendamento Ruffini/Di Bella nel novembre 2009, ma di essere stato poi in disaccordo quando a Ruffini sono stati affidati incarichi diversi rispetto agli impegni presi dall’azienda, cioè quelli di nominarlo "direttore della costituenda struttura in cui dovevano confluire tutti i nuovi canali digitali". Fino a poco tempo prima della sostituzione di Ruffini, il governo e la maggioranza avevano rivolto "aperta critica al contenuto di alcuni programmi voluti e potenziati da Ruffini", accusandoli di essere "faziosi". Per il giudice ci sarebbe un collegamento tra questi due fatti. -epolis-