Sulla manovra è gelo Berlusconi-Marcegaglia

Non l’ha gradito, quel richiamo all’Auditorium di Roma. «Suggerisco di leggere con maggiore attenzione i 54 articoli della manovra». Al telefono con Mattino 5, Silvio Berlusconi risponde a Emma Marcegaglia. Il giorno dopo che la leader di Confindustria ha promosso la Finanziaria, chiedendo però riforme strutturali giudicate assenti. E mentre a Parigi il vertice Ocse, sotto la presidenza italiana, promette che la lotta al deficit non deprimerà la crescita. E dà via libera al decalogo del Global legal standard, con il ministro dell’Economia Giulio Tremonti che commenta: «Sindacati e imprese convergono su uno stesso testo, anche Marx sarebbe sorpreso». Il premier rivendica di aver dato «una risposta immediata a una crisi improvvisa». Riforme? Berlusconi cita il «rafforzamento» del contrasto all’evasione coi comuni «maggiormente coinvolti». E poi: «Aumenti di salario collegati all’aumento di efficienza dell’impresa, fiscalità di vantaggio per le nuove imprese, zone a zero burocrazia nel sud, abolizione degli enti inutili». Nel pomeriggio il Cav sale sul Colle. Ma poi dirà che a Napolitano non ha portato la manovra, che «non mi è ancora arrivata e non l’ho firmata». Gli arriverà in serata, e oggi sarà al Quirinale. Nessun timore per il governo la cui unità è «riconosciuta anche da Fini», assicura comunque Berlusconi. Ma è maretta sul federalismo fiscale. Irritato per la dieta, il governatore lombardo Formigoni sposa la rivolta degli enti locali e afferma che la Finanziaria lo ucciderà. L’opposizione coglie al volo. Per l’Idv «ormai il federalismo è una scatola vuota». «È congelato», dice dal Pd Rosy Bindi. Il ministro Calderoli ribatte: al contrario, la manovra prevede che «l’autonomia impositiva delle Regioni» arrivi al netto «del taglio». E «proporrà a Tremonti di portare a giugno, oltre al decreto sull’autonomia impositiva degli enti locali, quello su costi e fabbisogni standard». Cioè il (problematico) cuore del federalismo fiscale. -epolis-