Intercettazioni, la mediazione del Pdl atti giudiziari pubblicabili

Sarà possibile pubblicare «per riassunto» gli atti giudiziari prima dell’udienza preliminare. È questa la principale modifica al disegno di legge sulle intercettazioni – che approda lunedì nell’Aula del Senato – contenuta negli 11 emendamenti presentati dal centrodestra e firmati dal capogruppo Maurizio Gasparri, dal vice Gaetano Quagliariello, dal presidente della commissione Giustizia Filippo Berselli e dal relatore Roberto Centaro. Resta invece vietata la pubblicazione delle intercettazioni (anche di quelle non più coperte dal segreto) fino alla conclusione delle indagini preliminari e delle ordinanze emesse in materia di misure cautelari, delle quali si potrà pubblicare il contenuto solo dopo che l’indagato o il suo difensore ne siano venuti a conoscenza. Allo stesso tempo saranno ridotte le sanzioni per gli editori che pubblicheranno gli atti giudiziari prima dell’udienza preliminare: dalle 250-300 quote previste nel testo licenziato dalla Camera si passa a 100-200, ovvero a una cifra compresa fra i 25.800 e i 309.800 euro. Tra le altre modifiche presentate dal Pdl c’è l’estensione della norma transitoria, che si traduce nella possibilità di applicare il giro di vite anche ai processi in corso. E se non ci saranno limiti di tempo per intercettare i latitanti, salta tutta la parte relativa alle riprese visive che verrà inserita in un altro provvedimento. In compenso i giornalisti iscritti all’Ordine, sia professionisti che pubblicisti, potranno compiere registrazioni non autorizzate o riprese con telecamere nascoste ai fini dell’attività di cronaca. E infine non scatterà più l’obbligo dell’arresto in flagranza nei casi di violenza sessuale «di minore gravità» nei confronti di minori. A motivare le scelte della maggioranza ha pensato il ministro della Giustizia, Angelino Alfano: «Gli abusi hanno prodotto un non inverarsi della norma che prevede che le intercettazioni si possono fare solo quando assolutamente indispensabili alla prosecuzione delle indagini». La Lega intanto, per bocca del presidente dei senatori Federico Bricolo, ha fatto sapere di condividere tutti gli emendamenti mentre il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, si è detto «tranquillo» perché le nuove norme «non pregiudicano le attività investigative nei confronti della criminalità organizzata». A partire da lunedì si capirà se il tentativo di mediazione della maggioranza sortirà gli effetti sperati, anche perché resta ancora in piedi l’ipotesi del ricorso al voto di fiducia. «La nostra decisione dipenderà dall’eventuale ostruzionismo dell’opposizione», hanno ripetuto ieri in coro Ignazio La Russa e Maurizio Gasparri. E se si considera che il gruppo del Pd al Senato ha presentato ben 160 emendamenti, che si aggiungono alle 110 proposte di modifica dell’Idv e alle 10 dell’Api, l’eventualità che il governo decida di blindare il testo non appare poi così remota. Anche perché, hanno già fatto sapere dal partito di Di Pietro, «il disegno di legge resta in ogni caso inaccettabile». -epolis-