Manovra, mani in tasca agli automobilisti

Sì alla manovra, ma si deve fare di più. E’ questa la posizione espressa da Confindustria nei confronti delle misure adottate dal governo per ridure il debito pubblico. Piacciono agli industriali i tagli ai costi della politica e gli interventi sulle pensioni, ma non sono sufficienti per guardare al futuro con ottimismo. Per la presidente Marcegaglia, infatti, «ora vanno fatte riforme per rilanciare lo sviluppo». I numeri della crisi sono preoccupanti: «Sono stati persi settecentomila posti di lavoro». Ma all’assemblea annuale i rapporti fra premier e industriali sono sembrati freddi. Non a caso, nella sua relazione, Marcegaglia, ha espresso «pieno sostegno alla linea di rigore del ministro dell’Economia». Berlusconi è preoccupato del suo peso nel governo e al termine del vertice Ocse di Parigi ripete, citando i diari di Mussolini: «Dicono che ho potere, non è vero, forse ce l’hanno i gerarchi». Il premier si è consolato però citando i sondaggi che gli danno «un consenso al sessantadue per cento». Sul fronte della manovra, invece, non si chiarisce il giallo delle mini province da abolire. Nel decreto, ha detto Berlusconi, «non c’è nessun accenno», e allora la strada potrebbe essere quella della riforma del Codice delle autonomie che dovrebbe arrivare in aula a metà giugno. Altro punto dolente è quello del pedaggio che potrebbe essere introdotto su ventitrè autostrade fra cui la Salerno-Reggio Calabria, la Roma-Fiumicino e il Grande Raccordo Anulare. Ma già da luglio arriveranno gli aumenti di uno o due euro in uscita dagli attuali caselli che sono collegati con autostrade e raccordi gestiti dall’Anas. Questo finché non verrà introdotto direttamente il ticket sulle tratte gestite dalla società che ha come unico azionista il ministero dell’Economia. -leggo.it-