Stupri, paga lo Stato

Era stata stuprata nel 2005 da due romeni conosciuti in discoteca. Li avevano arrestati e condannati a dieci anni, ma erano evasi e fuggiti all’estero. Non potendo ottenere da loro un risarcimento, la vittima, una studentessa universitaria, si è rivolta allo studio Ambrosio e Commodo e ha fatto causa allo Stato italiano. Con una sentenza pilota, il giudice Roberta Dotta del tribunale civile di Torino, ha ora condannato la presidenza del Consiglio dei ministri a risarcire la ragazza con 90.000 euro. Il motivo è legato al fatto che l’Italia è l’unica nazione, insieme alla Grecia, a non essersi mai adeguata a una direttiva comunitaria che impone agli stati membri di creare un sistema di indennizzo per le vittime di reati violenti. Una norma che era stata emanata nel 2004, anche se quasi tutti gli altri Paesi europei avevano già aderito a una convenzione del 1988. «Si tratta di una sentenza storica – ha commentato l’avvocato Marco Bona – che avrà importanti ripercussioni. Auspichiamo che ora l’Italia crei il fondo, così come ha già fatto per le vittime dei reati di usura, mafia, terrorismo, della strage di Ustica». La direttiva prevede che lo Stato risarcisca le vittime non solo italiane, ma anche cittadini comunitari, che abbiano subito reati come omicidi, stupri, lesioni dolose, commessi sul proprio territorio, provvedendo a un indennizzo equo e adeguato. L’avvocatura dello Stato si era difesa sostenendo che l’Italia non era inadempiente, avendo già istituito gli altri fondi risarcitori. Ma il tribunale ha sottolineato che nel decreto legge del 2007 non erano stati contemplati i reati intenzionali violenti come lo stupro subito dalla ragazza. -leggo.it-