Manovra, Berlusconi: ora sacrifici, Cgil alla guerra: sciopero

La manovra. Ira di medici e magistrati. Tagliate dieci province Non si spengono le polemiche sulla manovra economica. Strascichi che nascono anche dalla mancata presentazione di cifre esatte sui tagli. Il presidente del Consiglio Berlusconi però getta acqua sul fuoco, si dice «disponibile ad accettare proposte dall’opposizione», assicura che «non c’è mai stato scontro con Tremonti e nel governo» e da inguaribile ottimista afferma che «siamo tutti nella stessa barca, che andrà avanti e bene anche questa volta». Del resto, sostiene «i sacrifici richiesti sono indispensabili». Anche Tremonti ha voluto escludere che la manovra, «giusta, tempestiva ed efficace», sia stata una sua vittoria sul premier o forse che la responsabilità dei sacrifici sia tutta sua: «Una manovra così la fa il presidente, non un ministro o una parte del governo». Ma intanto Fini avverte che «servono anche misure di crescita e non si può solo tagliare», il ministro del Turismo Brambilla contesta la tassa di soggiorno per Roma e le piccole province (dieci e non nove come che andrebbero soppresse si ribellano. Il sindaco Alemanno ottiene 300 milioni per Roma Capitale ma sui cittadini grava il rischio di un aumento dell’Irpef, della tassa sui rifiuti e del pedaggio sul Gra. La Cgil conferma la linea dura con uno sciopero generale da attuare entro giugno. Il Pd non crede molto alle aperture al dialogo di Berlusconi che, del resto, ha incolpato la sinistra di aver portato il debito pubblico alle stelle con «una riforma costituzionale dissennata che ha fatto esplodere la spesa sanitaria». «Inutile inventare pretesti e scuse – gli risponde Bersani – Il governo finora ha pensato ad altro, ha raccontato favole e ha fallito». Protestano anche l’associazione nazionale magistrati e i medici del servizio sanitario, ma la Ue e il Fondo monetario danno un giudizio positivo sulle misure adottate dall’Italia che vanno «nella giusta direzione». -leggo.it-