Caccia al boss, 60 morti in Giamaica

Quando domenica la polizia ha messo piede nel Tivoli Garden, a Kingston è scoppiato l’inferno. Tre giorni dopo la città è a ferro e fuoco e la guerriglia, che non accenna a scemare, a ieri sera aveva lasciato in strada 60 morti. La tentata cattura di Chris Coke detto Dudus, boss del narcotraffico, ha gettato la Giamaica in una spirale di violenza senza fine. Sono bastate poche ore per sfigurare il paradiso. Chiuso l’aeroporto, l’isola dei sogni di un immaginario collettivo fatto di ideali pacifisti, della musica reggae del divo Bob Marley e di eroi dell’atletica moderna (Usein Bolt) non esiste più. Gli elicotteri sorvolano la capitale 24 ore su 24, nelle vie deserte si fronteggiano le camionette della polizia e le bande dei ragazzi che hanno fatto di Coke il loro «presidente». Nel curriculum la responsabilità di 2.800 omicidi tra l’isola e gli Usa, nel suo quartiere, il Tivoli, un’aura da filantropo nella migliore tradizione dei narcotrafficanti sudamericani: a metà strada tra Robin Hood e Pablo Escobar, Dudus dà cocaina, soldi, lavoro e protezione ai poveri. In cambio loro lo trattano come una divinità. E sono pronti a sfidare la polizia e i suoi fucili pur di evitargli l’ergastolo che il mandato di cattura internazionale gli garantirebbe negli Usa. David Rowe, esperto di relazioni internazionali dell’università di Miami, ha pochi dubbi: gode anche della protezione del partito laburista, ora al potere. Ed è ancora uccel di bosco. Finché non verrà catturato, l’ex paradiso resterà un inferno. -leggo.it-