Creata la vita in laboratorio

A capo dell’equipe Craig Venter, l’uomo che ha mappato il Dna. «Possibile ottenere organismi artificiali». «Abbiamo finalmente assemblato cellule in grado di autoreplicarsi». La ricerca è pubblicata sull’autorevolissima rivista «Science»; le parole sono di Craig Venter, lo scienziato che per primo ha mappato il dna, l’uomo che, accusato di «giocare a essere Dio», ha risposto: «Non sto giocando». Una storia, quella di Venter e degli scienziati dell’omonimo Istituto di ricerca di Rockeville, nel Maryland, cominciata nel 2007 con la creazione di un cromosoma artificiale. Oggi una riproduzione di quel genoma è stata trasferita in un batterio svuotato del suo dna, generando la prima forma di vita in laboratorio. «Pensiamo sia davvero un risultato importante – ha detto Venter – dal punto di vista scientifico ma anche filosofico». A chi si è chiesto quale sarà il punto di arrivo della sua ricerca, lo scienziato sessantaquattrenne ha risposto: «La cellula artificiale è uno strumento davvero potente per progettare tutto quello che vogliamo fare nella biologia». Per ora si parla «solo» di batteri salva-ambiente da utilizzare come biocarburanti o alghe in grado di assorbire anidride carbonica. Ma c’è giàb chi teme la nascita di un essere umano artificiale. «Non si può dire che un avanzamento della scienza sia negativo», ha detto il vicepresidente del Comitato Nazionale di Bioetica, Lorenzo D’Avack, «ma se la finalità fosse quella di arrivare all’uomo sintetico sarebbe un fatto condannabile». La sfida della vita artificiale è cominciata negli anni Cinquanta con il genetista Arthur Kornberg, premio nobel per aver ricreato dna in laboratorio. Il prossimo passo, promette Venter, sarà la creazione di un organismo artificiale in grado di svolgere determinati compiti. -leggo.it-