Stretta sulle intercettazioni, multe agli editori

Nuovo rinvio per la legge sulle intercettazioni. Sconvocata la seduta notturna di ieri della commissione Giustizia del Senato per non portare i senatori ai limiti dell’umana sopportazione, se ne riparla lunedì. Quando ripartiranno insieme il tour de force impresso dalla maggioranza per il via libera definitivo al provvedimento e l’ostruzionismo dell’opposizione. Ma intanto la commissione, in maratona notturna da martedì, dà l’ok alle sanzioni per gli editori a seguito della pubblicazione arbitraria di indagini e intercettazioni prima dell’udienza preliminare. Bocciati nel pomeriggio gli emendamenti soppressivi dell’opposizione, il testo prevede che per la pubblicazione degli atti gli editori dovranno pagare un’ammenda da 64.500 a 464.700 euro. Al contrario di quanto detto da alcuni senatori all’uscita, la commissione Giustizia non ha ancora licenziato l’emendamento del relatore Roberto Centaro che stabilisce le pene per i giornalisti che pubblicano «in tutto o in parte, anche a guisa d’informazione» atti o documenti di un procedimento penale di cui sia vietata la pubblicazione. Pene che sarebbero queste, se alla fine l’emendamento passasse: condanna fino a 2 mesi di carcere o multa da 2.000 a 10.000 euro per la pubblicazioni degli atti anche per riassunto; sanzione fino a 2 mesi di carcere e ammenda da 4.000 a 20.000 euro per la pubblicazione delle intercettazioni. Nonche la sospensione temporanea dalla professione. Disco verde anche il cosiddetto emendamento D’Addario. Che stabilisce condanne per chi compia riprese e registrazioni fraudolente, cioè all’insaputa del registrato. Sulle quali, però, vengono approvate su proposta dell’Idv delle esimenti: niente condanne a chi metta in atto questo tipo di registrazione o ripresa per motivi legati alla sicurezza dello Stato; se si tratta di un giornalista professionista nell’esercizio del diritto di cronaca; se realizzate nell’ambito di una controversia giudiziaria o amministrativa. Il provvedimento è ormai in dirittura d’arrivo in aula e le minoranze caricano le ultime munizioni. «La battaglia in aula la faremo tutta», annuncia Anna Finocchiaro, presidente dei senatori del Pd, «e comunque vedremo qual è il testo che arriva. Il ddl ha subito tante modifiche e contiene tante incoerenze che non ho ancora capito cosa verrà fuori». Netta la posizione dell’Idv che col senatore Luigi Li Gotti dichiara: «Quello che uscirà con ogni probabilità dalla Commissione rappresenterà un intervento devastante e un arretramento vistoso nella lotta al crimine». Il capogruppo del Pdl a palazzo Madama Maurizio Gasparri ribatte che il Ddl non metterà «alcun bavaglio alla stampa, ma eviterà quegli abusi che finora hanno riempito solo di fango persone completamente estranee a qualsiasi indagine, rischiando di compromettere il corso stesso della giustizia». Anche il sindacato dei giornalisti, la Fnsi, protesta ed è pronto allo sciopero nazionale. Perché, afferma il segretario nazionale Franco Siddi, «questa legge rende le notizie di cronaca un crimine e punta a nascondere, vietandone ogni notizia, le malefatte dei corrotti e i crimini più odiosi contro le persone. Manda invece in galera i giornalisti, strangola, con le multe, gli editori, chiude in camera blindata le informazioni». -epolis-