Bangkok, colpo di fucile al petto, ucciso un fotografo milanese

Ventiquattro ore di sangue, violenze e morte. Si può riassumere così la giornata vissuta ieri a Bangkok dove a perdere la vita è stato anche un fotoreporter italiano, Fabio Polenghi, 45 anni, milanese, single, una grande passione per il lavoro. Polenghi si trovava nella cosiddetta zona rossa, nel centro turistico della capitale thailandese, occupata da settimane dalle camicie rosse, per raccontare l’avanzata dell’esercito sui dimostranti dopo il fallimento dei negoziati. E’ stato tra i primi a cadere quando, all’alba, l’esercito ha fatto irruzione. Il fotoreporter aveva il casco e il giubbotto antiproiettile, ma è stato colpito al cuore e all’addome. E’ morto durante la corsa fortunosa in ospedale, in moto, stretto tra due colleghi. Mentre la notizia della sua uccisione giungeva a Milano senza l’ufficialità della Farnesina gettando nel panico la famiglia, a Bangkok esplodeva la violenza. Dopo l’annuncio della resa dei capi delle camicie rosse, i manifestanti, invece di disperdersi, si sono riuniti in gruppi che hanno messo a ferro e fuoco la città. Hanno dato alle fiamme la Borsa, centri commerciali, una Tv, una banca e un’azienda. Nel frattempo l’esercito, dopo aver annunciato la pena capitale per incendi e atti di terrorismo, ha bloccato centinaia di camicie rosse in un tempio e ha sparato: nove i morti. La giornata si è conclusa in Thailandia con l’oscuramento di Twitter e Facebook, per fermare immagini e documenti delle violenze, e in Italia con le lacrime delle oltre duemila persone che proprio sui social network ricordavano il coraggio del fotoreporter ucciso. -leggo.it-