Mourinho e il divorzio, la squadra prova a convincerlo

Divorzio dall’Inter ormai certo, Mourinho ribadisce: «Non è questione di soldi, in questo Paese ho avuto molti problemi». Ora la squadra spera di convicerlo a restare. «Noi vogliamo vincerla per provare a convincerlo». Javier Zanetti non fa nomi, ma il destinatario del messaggio è chiaro: José Mourinho. L’uomo che ogni ora che passa è sempre più lontano dal Biscione nerazzurro e più vicino ai Galacticos del Real. Non sono parole casuali quelle del capitano dell’Inter, nel giorno in cui la Pinetina era affollata di tv e stampa di mezzo mondo. C’è un patto nello spogliatoio nerazzurro: trionfare sabato sera la finale di Champions del Bernabeu di Madrid contro il Bayern e convincere il portoghese a fare retromarcia. Tutta la squadra è con Mou. Come lo era il Chelsea, come lo era il Porto. Impresa difficile, quasi impossibile. Lo Special si fa amare dal gruppo. All’Inter si è fatto amare anche da Moratti e dirigenza tutta. Lui ieri ha ripagato l’affetto ammettendo che «qui sono tutti fantastici». Il problema è l’Italia che non lo capisce e non lo rispetta: appena esce da Appiano Gentile perde il sorriso. Per questo Josè Mourinho si è messo in testa di fare grande in Europa anche il Real. «Non è una questione di soldi, ma di allegria, di stare bene con me stesso», spiega col suo solito sguardo. Ammette di andare a giocare «la partita più importante di tutte, anche della finale del Mondiale perché i giocatori sono migliori di quelli delle nazionali» e ribadisce di aver bisogno di due-tre giorni per decidere il suo futuro, dopo la partita col Bayern. Ma quando dice che «tanti momenti non mi hanno reso felice nella realtà italiana», si capisce che la voglia di restare è pari a zeru. Come i titoli degli avversari e, assicura lui, come il peso che avrà il risultato finale di sabato. «Non è un problema di contratto o di soldi – spiega – e mi vergogno anche un po’ per quello che guadagno con la crisi. E’ un problema di soddisfazione personale, di sentirmi rispettato o no in un Paese calcistico in cui ho avuto tanti problemi». Sul match dell’anno Mou scherza, dicendo che il vero problema sono le polveri del vulcano che lui chiama Gudjhonsen, come l’ex giocatore islandese di Barcellona e Chelsea, e che gli ha fatto saltare il viaggio blitz, portafortuna contro Chelsea e Barcellona. La sfida con Van Gaal è già calda. Il tecnico del Bayern lo ha accusato di giocare solo pensando al risultato, Mou gli ricorda con orgoglio che «nessuno ha giocato a calcio come l’Inter, nessuno ha attaccato così tanto il Barcellona, nessuno ha attaccato come l’Inter a Stamford Bridge. La partita con la Fiorentina gli italiani non la dimenticano, così come gli inglesi non dimenticano il cartellino rosso a Rafael (nei quarti di finale contro il Manchester, ndr)». La voglia di polemizzare Mou non l’ha persa. Quella di restare in Italia sì. E nella lista dei possibili successori (Branca ha smentito contatti con Benitez) si sono aggiunti pure Hiddink e Guardiola. -leggo.it-