Cannes, solo lacrime e rabbia

Nessuna nuova, buona nuova: o almeno così credeva ieri il regista iraniano Abbas Kiarostami, in corsa per la Palma d’oro a Cannes con il dramma Copia Conforme, deciso a utilizzare la vetrina del Festival per puntare i riflettori sull’incarcerazione del suo collega, assistente, connazionale e amico Jafar Panahi. Entrato insieme all’attrice Juliette Binoche in un’affollatissima conferenza stampa, Kiarostami (a Cannes un mito, da quando vinse la Palma d’oro nel 1997) aveva una faccia distesa nonostante l’esito non esaltante del suo film, accolto da tiepidi applausi e qualche fischio. «Ho appena ricevuto una telefonata dalla moglie di Panahi – ha esordito il regista – non ho fatto in tempo a rispondere, ma ho ragione di pensare che si tratti di una buona notizia. La sua liberazione potrebbe essere vicina». Per qualche minuto Kiarostami ha parlato senza interruzioni: accusato dai suoi stessi colleghi di una colpevole condiscendenza verso i vertici dell’Iran, responsabili dell’incarcerazione di Panahi, il regista si è lanciato in un appello che sapeva di autodifesa. «L’Iran si è mobilitato in massa, non si può restare indifferenti – ha detto – ed è intollerabile che un cineasta sia stato imprigionato». Proprio a quel punto, però, una mano si è alzata dal fondo della sala rovinando lo show. «Mi dispiace deludere tutti – ha detto una giornalista iraniana tra le lacrime – ma non c’è nessuna buona notizia. L’unica novità è che Panahi ha appena iniziato in carcere lo sciopero della fame a oltranza». In sala è piombato il silenzio. «L’assenza di libertà nel nostro paese non riguarda solo i cineasti, ma anche i musicisti – ha continuato la donna – Anche lei, signor Kiarostami, dovrebbe temere per la sua sicurezza». Il regista non ha fatto in tempo a rispondere, investito dai flash dei fotografi: pochi se ne erano accorti ma Juliette Binoche, in silenzio, stava piangendo, commossa dalle parole della giornalista. Conferenza chiusa in anticipo, annullata la festa in programma: del film, ieri, non aveva più voglia di parlarne nessuno. -leggo.it-