Ancora sangue italiano in Afghanistan

Un’esplosione in testa alla colonna. Quando si posa la polvere del nord est dell’Afgh anistan due corpi restano a terra, sono quelli di due soldati italiani. Il sergente Massimiliano Ramadù, 33 anni di Velletri, e il caporal maggiore Luigi Pascazio, 25 anni di Bitetto, provincia di Bari. Non distante due feriti. Una è una soldatessa, il caporale Cristina Buonacucina, 26 anni di Foligno, l’altro è il caporalmaggiore Gianfranco Sciré, 27 anni siciliano. Sale a 25 il computo dei nostri militari morti in Afghanistan, 141 quello delle vittime italiane di tutte le missioni di pace. Sono le 8 del mattino quando si diffonde la notizia dell’attentato dove hanno perso la vita due soldati. Solo qualche ora dopo la conferma del comando militare italiano a Herat. A uccidere ancora una volta sono stati i temuti Ied, acronimo che sta per Improvised explosive device, congegni esplosivi a distanza, ovvero detonatori applicati a quelli che sono salve d’artiglieria o esplosivi ad alto potenziale. Lo scoppio è avvenuto alle 9.15 ora locale, a circa 25 chilometri da Bala Murghab, avamposto isolato nel nord est del paese in mezzo ad un deserto di pietre e polvere, preso di mira giorno enotte dai talebani e dai trafficanti di droga. Gli italiani erano a bordo di un blindato Lince, ha spiegato il ministro Ignazio La Russa, ed erano il quarto veicolo di una colonna di 130 mezzi (italiani,ma anche spagnoli, afghani e americani) che portavano rifornimenti e rinforzi dalla base di Herat e alla base di Fob Columbus, più nota ai soldati di tutti i paesi come Fort Apache, un fortino eretto su una struttura semidistrutta che fu dell’Armata Rossa a pochi chilometri dal confine con il Turkmenistan. L’esplosione è stata violentissima e i due italiani sono morti all’istante. Non sono in pericolo di vita ma sono comunque gravi le condizioni dei due feriti invece, in particolare di Cristina Buonacucina, che ha riportato fratture multiple sulle due caviglie e lesioni sospette alla vertebra lombare anche se non avrebbe perso l’utilizzo delle gambe. La donna, in servizio dal 2009, è stata quindi portata all’ospedale da campo di Herat prima e successivamente trasferita a nella struttura più attrezzata di Baghram dove è stata subito operata. È rimasto a Herat Sciré che ha riportato la frattura della tibia sinistra. Le sue condizioni non destano preoccupazionee ilmilitare è riuscito anche a parlare con la sua famiglia rassicurandoli sulle sue condizioni. Niente da fare invece per Ramadù e Pascazio, le cui salme torneranno in Italia probabilmente domani. «Mi hanno strappato due figli», è stato il commento del generale Francesco Paolo Buonfigliuolo, comandante della Brigata alpina Taurinense, della quale facevano parte sia le due vittime che i due feriti, tutti aggregati al 32esimo reggimento del Genio. Reggimento della task force Genio, che aveva il compito di individuare e snidare gli ordigni per liberare la strada ai convogli. Disperazione ma anche orgoglio per l’impegno e i valori del figlio sono i sentimenti espressi da Angelo Pascazio, sovrintendente di polizia e padre di Luigi. «È un dolore perogni uomocon un cuore, per ogni uomo che crede nel sacrificio per la patria, per ogni uomo che crede negli ideali, che dare un contributo piccolo o grande che sia possa servire a migliorare il mondo anche con la propria vita», ha detto per bocca di un amico. Era ancora in stato di choc invece AnnaMaria Pittelli, moglie di Ramadù, che agli zii ha continuato a ripetere: «Massimliano ora mi chiama e mi dirà che è tutto a posto». -dnews-