Pietra miliare

Oggi “Exile on main street” sarà in vendita in edizione rimasterizzata: fu registrato dai Rolling Stones nel 1971 nell’esilio in Costa Azzurra. L’appuntamento era nella villa di Keith Richards e la notte era lunga anche per un Rolling Stone. Anche per Charlie Watts, il tranquillo, che saliva in macchina e percorreva tanti chilometri per arrivare in quell’angolo della Costa Azzurra dove The Rif aveva messo le tende. O per Billy Wyman, il silenzioso bassista che sarebbe diventato il primo pensionato del rock a metà degli anni Novanta, quando lasciò la band per aprire il ristorante Sticky Fingers e dedicarsi a brevi tour con un suo gruppo. Mick Taylor, il chitarrista subentrato a Brian Jones poco prima che si suicidasse (se di suicidio si trattò), non aveva voce in capitolo. Mick Jagger sì: lui aveva voce in capitolo e ne mise parecchia, al punto di saltare parecchie session lasciando che a urlare nei microfoni fossero gli altri e costringendo la produzione a inserire la sua voce con atroci acrobazie tecniche che non hanno nascosto del tutto il resto. La villa si chiamava Nellcote e stava a Villefranche-sur-Mer vicino a Nizza. Non era allegra. Era maledetta come si addice a un rocker maledetto, costruito per essere la faccia cattiva della Gran Bretagna, la faccia cattiva dei Beatles. La villa era appartenuta ai nazisti. Su qualche muro ancora troneggiavano delle svastiche e i sotterranei erano tetri. La scelta di calare in Francia arrivò dopo i problemi col fisco che dalla metà degli anni Sessanta ebbero molte rockstar inglesi e che produssero pezzi ironici come Taxman di George Harrison («Prendi la macchina? Io ti tasso la strada… Se il cinque per cento di sembra poco, ringrazia che non ti prendo tutto, perché io sono l’uomo delle tasse, mr Willson…»). Gli Stones nel 1971, stanchi di questo sistema, calarono in Francia. Venivano da album strepitosi, si erano finalmente affrancati dal dualismo con i Beatles, ormai sciolti. L’unica battaglia era per la leadership tra Jagger e Richards. E così se uno arrivava tardi alle prove, l’altro si eclissava per un giorno. A produrre le session c’era il grande Jimmy Miller, che avrebbe contribuito come spesso accadeva anche con interventi alla batteria, e il sassofonista più gettonato del periodo, Bobby Keys. In questo clima, avvelenato dai soliti eccessi di alcol e droghe, è nato Exile on main street. Carico di così tanto materiale da consigliere un doppio album, il primo doppio della band. La sua uscita fu accolta tiepidamente: ma in seguito si ricredettero in molti, perché è sicuramente uno dei più interessanti lavori dei Rolling Stones. Si sente chiaramente la verve di Richards, il suo amore per il country, per il blues. Si sente la chitarra di Taylor e la solidità di un gruppo che crea nella sua piena maturità, senza complessi, senza strizzare l’occhio al commerciale. Tumbling Dice, Sweet Virginia, Shine a Light (che ha dato il titolo al delizioso film di Scorsese), quella Happy che Richards ha trascinato con sé in mille concerti: insomma, una raccolta di gemme. Che oggi viene riproposta in versione rimasterizzata con una versione deluxe che contiene 10 tracce inedite. Sarà un’operazione commerciale, ma fra tante pagliacciate è l’occasione per mettere in chiaro chi erano i Rolling Stones. -leggo.it-