Max e Luigi uccisi da un ordigno

Ferita gravemente anche una donna. Le lacrime dei familiari. I Lince presto sostituiti. Ancora due morti italiani nella polveriera afghana. Due soldati del contingente Isaf sono rimasti uccisi in un agguato nella zona nord-orientale di Herat. Altri due sono feriti gravemente, anche se non sono in pericolo di vita. I quattro erano a bordo di un blindato Lince in testa a una colonna di 130 automezzi quando il led, micidiale ordigno artigianale, li ha colpiti. Le vittime sono due alpini: il sergente Massimiliano Ramadù, 33 anni, di Velletri (Roma), e il caporalmaggiore Luigi Pascazio, 25 anni, della provincia di Bari. Per Ramadù doveva essere l’ultima missione. Si era sposato nel 2009, voleva dedicarsi alla famiglia. «Non voleva partire – ha raccontato lo zio Luciano – ma mancavano i volontari e il 24 aprile è partito». Pascazio, autista di blindati, era alla sua prima missione all’estero. In Afghanistan era arrivato un mese fa, dopo aver partecipato in Italia a due missioni. «Speriamo che il suo sacrificio possa servire a migliorare il mondo» le parole del padre Angelo. «Mi hanno strappato due figli», racconta il loro comandante della brigata Taurinense, generale Francesco Paolo Figliuolo. I feriti sono Gianfranco Scirè, 28 anni, palermitano, e Cristina Buonacucina, caporale, 27 anni, originaria di Foligno e radiofonista dell’esercito. Il primo ha una frattura tibio-tarsica, la soldatessa una doppia frattura alla vertebra lombare e alla caviglia. Il cordoglio del governo italiano è stato espresso dal premier Berlusconi, che però ha ribadito la «fondamentale importanza della missione in Afghanistan». E intanto è polemica sui Lince, ritenuti non affidabili. In arrivo da giugno i primi nuovi superblindati Freccia. Le salme dei due soldati verranno rimpatriate domani. Con loro sale a 25 il numero dei militari italiani morti in Afghanistan, oltre 200 le vittime tra le forze Nato dall’inizio dell’anno. -leggo.it-