Saviano, raccontare è resistere

Camicia grigia e jeans, niente di più semplice. Si presenta così al Salone del Libro di Torino, Roberto Saviano, l’ospite più atteso della kermesse letteraria. Ed è per questo trentenne dallo sguardo profondo e i modi gentili che la Sala dei 500 del Lingotto è piena fino all’inverosimile. All’autore di "Gomorra", il pubblico della Fiera ha riservato un’accoglienza da rock star: i 470 biglietti gratuiti disponibili per assistere all’incontro sono terminati in appena cinque minuti e altre 300 persone sono rimaste in fila sperando di poter entrare lo stesso. La conferenza è stata l’occasione per Saviano assieme a Carlo Lucarelli, Piero Colaprico, Valeria Parrella, Simona Vinci e Wu Ming di presentare la raccolta di racconti Sei fuori posto. «C’è un dato sfizioso – scherza Saviano – Sono protetto da cinque persone e io sono il sesto. In questo libro è lo stesso: sono il sesto di sei autori». All’antologia, l’autore napoletano ha regalato il racconto "Il contrario della morte". «Il titolo viene da un verso di una canzone di Sergio Bruni. È un’espressione forte che sottolinea come il contrario della morte non sia la vita, bensì l’amor». Cuore della narrazione, la guerra in Afghanistan: «Le truppe delle missioni italiane all’estero sono composte per l’80 per cento da ragazzi meridionali. Per questo ho voluto raccontare la scelta di un giovane disoccupato del sud fra il fronte della criminalità e quello reale, di guerra. Nel farlo sono partito da una storia vera, quella di un ragazzo del casertano che per procurarsi i soldi necessari a sposarsi è partito per l’Afghanistan e lì è morto saltando su una mina». Dalle pagine alla realtà e ritorno. «Il clima che stiamo vivendo è complicato quello che mi sento di dire è che raccontare in questi momenti significa resistere. Narrare le contraddizioni del proprio Paese significa amare il proprio Paese e non diffamarlo ». E proprio in conclusione dell’incontro, Saviano si rivolge al premier Berlusconi che esattamente un mese fa lo aveva accusato di fare pubblicità alla malavita: «Da più parti vengo additato come un rompiscatole, essere un rompiscatole significa poter dire alle persone la verità». E poi: «Il lettore è fondamentale, è pericoloso. Per questo il Salone ha sempre meno a che fare con i libri e sempre più con i lettori». -epolis-